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IL DISCO

Yes, gli albori di una leggenda

di Michele Ceparano -

22 febbraio 2019, 19:03

Yes, gli albori di una leggenda

Cinquant'anni fa gli Yes iniziavano un volo che li avrebbe portati a diventare uno dei  gruppi leggendari  del progressive rock. Nel '69 sono ancora alla ricerca di uno stile personale, che di lì a poco sarebbe comunque arrivato con album storici come “Fragile” del 1971 e “Close to the edge” del 1972. Uno stile inconfondibile che, già a inizio '71, si era percepito  in “The Yes album”, terzo lavoro del gruppo inglese. Il '69, però, come detto, è l'anno del primo album che Jon Anderson, la voce solista della band, e soci chiamano semplicemente “Yes” pubblicandolo per la storica etichetta Atlantic. Tutto grazie a Roy Flynn, proprietario di un locale in cui la band si era esibita. L'Atlantic sarà così l'etichetta che accompagnerà il gruppo nei momenti fondamentali della sua avventura musicale. Prima dell'uscita del disco, gli Yes avevano pubblicato un 45 giri, “Sweetness”, che non era andato bene. Meglio, invece, l'album, che uscirà qualche mese dopo e che farà conoscere il gruppo nel panorama musicale di quei  tempi. Un gruppo che, oltre ad Anderson, poteva disporre di un line-up di tutto rispetto: Peter Banks alla chitarra, Tony Kaye alle tastiere, Chris Squire, basso e voce, Bill Bruford alla batteria.
L'album contiene due cover: “I see you” dei Byrds ed “Every little thing” dei Beatles. Gli Yes amano infatti “reinventare” brani di altri, come con “America” di Simon e Garfunkel nell'lp “Fragile”. Tra i pezzi originali spiccano invece la ballata acustica “Yesterday and today” e “Survival” in cui ci sono già i tratti distintivi di quello che sarà lo stile musicale degli Yes. “Sweetness” e “Beyond and before” sono invece pezzi di gruppi in cui quelli che sarebbero diventati gli Yes avevano suonato, come i “Mabel Greer's Toyshop”. Poi pezzi come “Harold Land” dedicato al sassofonista jazz amato da Bruford (uno dei testi più originali dell'album), e “Looking around”.
Insomma, il lavoro, che piacque al pubblico e alla critica anche se non riscosse un grande successo, è un primo passo, importante, di un gruppo che ha lasciato il segno nella storia del rock. Da quel primo concerto del '68 in un camping dell'Essex, quei "ragazzi" faranno parecchia strada.
Da youtube Harold Land