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EDITORIALE

Sui vaccini lo Stato dimostri determinazione

di Francesco Bandini -

25 febbraio 2019, 15:38

Sui vaccini lo Stato dimostri determinazione

Roma c’è un bambino di otto anni, fortemente debilitato dalle cure per una leucemia che forse è riuscito a vincere, che ora potrebbe finalmente tornare a scuola ma che non può farlo perché molti suoi compagni non sono vaccinati e quindi potrebbero trasmettergli malattie per lui letali. Adesso sembra che si sia trovata una soluzione, spostando i bambini non vaccinati in altre classi. Questo però significa che non si è riusciti a convertire quei genitori accanitamente no vax, quelle famiglie che contro ogni evidenza scientifica restano ostinatamente persuase che i vaccini facciano male, magari convinte da una superficiale ricerca su internet o da un infausto passaparola fra mamme o papà estremisti.
Qualche giorno fa era a Parma Roberto Burioni, noto virologo che da tempo ha intrapreso una sacrosanta crociata contro l’ignoranza in materia di vaccini. Ha detto una cosa molto giusta e troppo spesso trascurata: vaccinarsi non è solo un gesto di protezione individuale, ma anche di responsabilità sociale, perché non vaccinare significa mettere in pericolo gli altri, oltre che i propri figli. Un concetto estraneo a coloro che di vaccini non vogliono proprio sentir parlare e che, pensando di fare un favore ai propri bambini, pongono invece le basi per il ritorno di malattie che si pensava ormai debellate, con grave rischio per tutti. «Non posso permettere allo Stato di iniettare malattie al mio bambino», ha detto una di quelle mamme romane no vax.
Di fronte a un’argomentazione così cieca e insensata cosa si può fare? Burioni ha adottato un metodo drastico ma efficace: ridicolizzare, smontare le false credenze con ferrea precisione scientifica, accompagnata da un impietoso sbeffeggiamento per le sciocchezze che si sostengono.
Anche lo Stato, però, dovrebbe dotarsi di armi efficaci. Oggi può impedire a un bambino non vaccinato di andare al nido o alla scuola materna, ma non di andare alla scuola dell’obbligo: in questo caso c’è solo una multa per i genitori, 500 euro che verosimilmente quelle famiglie pagherebbero anche volentieri pur di «salvare» i propri figli.
È chiaro che questo deterrente non basta. Cercare di dialogare, di accompagnare questi genitori in un percorso di conoscenza e di consapevolezza, è senz’altro la prima cosa da fare. Ma di fronte agli «irrecuperabili», a coloro che negano l’evidenza e si cullano nelle proprie convinzioni infondate e irrazionali, lo Stato non può far finta di niente, chiudere un occhio e trovare di volta in volta soluzioni di ripiego, tipo spostare i bambini non vaccinati in altre classi come succede a Roma. È come nascondere la polvere sotto il tappeto. La tutela della collettività richiede un’azione determinata e senza tentennamenti. Qualcosa che però non sembra stia dimostrando il governo, che l’anno scorso ha prorogato il termine per autocertificare l’avvenuta vaccinazione o l’impegno a farla. L’incertezza e il compromesso non sono la risposta giusta quando è in ballo la salute.
La scienza non è democratica: nel 2019, di fronte a certe evidenze che nessuno può permettersi di mettere in discussione, chi continua a negare non può invocare il diritto di scegliere. Soprattutto se così facendo danneggia tutti.

fbandini@gazzettadiparma.net