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EDITORIALE

Dai giovani in piazza una speranza per il futuro

di Francesco Bandini -

02 marzo 2019, 14:08

Dai giovani in piazza una speranza per il futuro

Se qualcuno cominciava a temere che in questo mondo sempre più arrabbiato ed egoista ci siano poche speranze da nutrire per l’avvenire e che anche i giovani manifestino più rassegnazione per il futuro che non voglia di prepararsene uno migliore, i ragazzi dei «Fridays for future» possono fornire un motivo per essere un po’ meno pessimisti.
Loro sono quelli che tutti i venerdì, in decine di Paesi, scendono in piazza «scioperando» a modo loro per chiedere che i politici di tutte le latitudini prendano coscienza del disastro ambientale a cui il pianeta rischia di andare incontro se non si interviene tempestivamente e si diano subito da fare con provvedimenti concreti per invertire una tendenza che ci avvicina drammaticamente al punto di non ritorno.
Hanno tratto ispirazione da una ragazzina svedese di 16 anni che ogni venerdì, anziché andare a scuola, «sciopera» manifestando davanti al parlamento di Stoccolma. Un tipo tosto: invitata alla Conferenza mondiale sul clima, non le ha mandate a dire ai rappresentanti di tutte le nazioni. «Se avrò dei bambini – ha detto loro con salutare brutalità – probabilmente un giorno mi faranno domande su di voi. Forse mi chiederanno come mai non avete fatto niente quando era ancora il tempo di agire». Un autentico schiaffo.
Questi giovani, che seguono la strada tracciata da un'adolescente e che credono che con la tenacia delle idee 

i sogni possano diventare realtà, sono un esempio per tutti. In primo luogo perché quello che hanno da dire lo dicono pacificamente, il che non è poco in tempi di gilet gialli con relative devastazioni settimanali. Poi perché questa azione così corale, che nel tempo acquisisce forza e partecipazione anziché perderne, dimostra che c’è una generazione che, a dispetto della fama che molti le attribuiscono, non è disposta a rinunciate a dire la propria e a mettersi in gioco per cercare di cambiare il mondo, anche quando il mondo sembra immutabile e, come il Titanic, avviato a inabissarsi mentre l'orchestra continua a suonare. E soprattutto perché fanno quello che fanno supplendo al ruolo di tanti politici, che spesso si concentrano sul «qui e ora» e non sanno vedere al domani o al dopodomani, rimandando sempre questioni che invece, se non affrontate immediatamente, saranno presto un drammatico dato di fatto.
Se questi «Fridays for future» non saranno solo una moda globale del momento, ma sapranno imporre ai decisori politici (con la forza delle idee e non delle spranghe) un nuovo corso, qualcuno in futuro potrà ringraziare questi ragazzi. L'importante è non attendere che questi giovani diventino adulti, perché quando saranno abbastanza grandi da poter decidere le sorti del pianeta, potrebbe essere già troppo tardi.

fbandini@gazzettadiparma.net