Sei in Archivio

IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Il vecchio Isacco e l'orso mansueto

di Lina Pancaldi Schianchi -

03 marzo 2019, 14:01

Il vecchio Isacco  e l'orso mansueto

Arrivarono in quel paese di montagna, nel Trentino, dopo un viaggio lungo e faticoso. Scendendo dalla corriera, li accolse il suono delle campane che annunciavano il mezzogiorno. Avevano scelto quel luogo tranquillo per la loro prima villeggiatura dopo il matrimonio. La nonna era andata con loro, perché Roberto era ancora piccolino e mamma Angela avrebbe avuto un aiuto.
Erano partiti dalla città con alcuni indirizzi per trovare un buon alloggio. Uno di questi portava alla chiesa, dove il campanaro dava locali in affitto per la stagione estiva. Così Angela, la nonna e Roberto conobbero Giacomo, il campanaro, che li condusse in un piccolo alloggio che faceva parte della sua casa. Ad Angela piacque subito la sistemazione. Era una costruzione tipica di montagna: al centro della facciata c'era dipinto un orso che Roberto guardava incuriosito.
Dinnanzi al caseggiato c'era una panchina di legno sulla quale anche i villeggianti trovavano un momento di sosta. Nel pomeriggio Angela conobbe tutti i componenti della famiglia «campanara». Un donnone vestito di grigio con un lungo grembiule nero si affacciò al quartierino. Aveva sotto il braccio un grosso cesto colmo di verdura fresca. «Signora, - disse - sono del mio orto, colti per voi».
Si chiamava Catina, parlava un dialetto che Angela faticava a capire. Quando accusava qualche malanno Catina, con fare bonario, la rassicurava dicendole: «Ragazza, tutto passa. Varguta sarà stà». Tradotto: qualcosa sarà stato.
Arrivarono due ragazzini: i loro figli, Armida e Osvaldo, il monello che si diceva ne combinasse di ogni.
Un giorno prese il passeggino di Roberto, lo legò alla bicicletta e lo menò per la via. Il bambino si divertì, ma Angela si spaventò. Osvaldo premuroso disse: «Sono un bravo conducente». C'era tanta bontà in quegli occhi da meritare il perdono.
Ogni mattina Angela, aprendo le finestre, aveva un panorama stupendo: l'Adamello e la Presanella con le cime imbiancate, e l'aria che arrivava fresca e pulita.
Giù, sulla panchina di legno, aveva scoperto un ospite fisso. Era il vecchio Isacco. Viveva da solo e passava le giornate su quella panchina fumando la pipa, con i bambini che gli ronzavano intorno perché raccontasse loro la storia dell'orso che era dipinto sulla facciata. Non si stancavano di sentire sempre le solite parole. «Un inverno più rigido del solito, l'orso si era avvicinato al paese e i paesani, con cautela, gli portarono il cibo. L'orso, grato di questo gesto, divenne mansueto e si lasciò avvicinare». I bambini erano felici che il dipinto fosse rimasto nel paese come simbolo di bontà.
Nelle estati successive ritornarono ancora dal campanaro e quando al mattino Angela apriva la finestra Isacco era lì, con la sua pipa accesa, seduto su quella vecchia panchina. Aspettava i bimbi per raccontare la storia dell'orso. Anche Roberto era tra loro e s'incantava. La pipa mandava il suo profumo acre e Isacco era come l'orso. Buono e mansueto.