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C'ERA UNA VOLTA

"Profondo Rosso", quarantaquattro anni di brividi

di Michele Ceparano -

06 marzo 2019, 18:21

E' dal 1975 che il capolavoro di Dario Argento spaventa e affascina
A Parma fu celebrato nel 2015 con un «live score»

Profondo Rosso, un brivido che dura da quarantaquattro anni. Quello che da più parti è considerato il capolavoro di Dario Argento uscì infatti nelle sale italiane il 7 marzo del 1975. Tre anni dopo Frenzy, penultimo film e ultimo capolavoro di Alfred Hitchcock, una nuova stella aveva iniziato a brillare con un'opera che sarà fondamentale nel percorso del cineasta romano. Profondo Rosso ha infatti segnato il passaggio dalla fase thriller a cui appartengono i primi film di Argento - L'uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio - a quella horror che il regista proseguì girando Suspiria. Profondo Rosso, però, oltre allo strepitoso successo al botteghino, si tolse anche il lusso di travalicare gli italici confini guadagnandosi i «galloni» di film-cult. Il merito? Tante buone idee e un sapiente mix di sangue e paura.

Quarant'anni dopo, proprio qui a Parma, nel 2015,  per festeggiare l'anniversario del film, I Giardini della Paura e Solaris hanno proposto un evento che ha avuto come palcoscenico l’arena estiva del Cinema Astra: «Profondo Rosso Live Score», il lungometraggio di Argento sonorizzato dal vivo proprio da Claudio Simonetti e dai suoi Goblin. Una serata che aveva  registrato il tutto esaurito e mandato in visibilio il pubblico e gli stessi organizzatori. «Lo sognavamo da quando siamo nati» aveva ricordato in apertura di serata Matteo Barbacini dell’Ufficio cinema del Comune e ideatore dei Giardini della Paura. Musica a parte, Profondo Rosso è indimenticabile anche per i suoi interpreti. A partire dal grande attore inglese David Hemmings che in Italia aveva già lavorato in Blow Up di Antonioni nel 1966 per arrivare a una strepitosa Clara Calamai, diva del cinema italiano dei cosiddetti «telefoni bianchi», che Visconti volle in «Ossessione».

Profondo Rosso fu l'ultimo film della Calamai. Classe 1909, la diva si ritirò dalle scene proprio dopo questo lavoro non facendo più trapelare nulla sulla sua vita fino al 1989, quando fu annunciata la sua morte. Nel film hanno inoltre lasciato un'impronta Daria Nicolodi, compagna del regista, Glauco Mauri, Gabriele Lavia, Macha Meril e tanti altri che hanno prestato il volto e l'interpretazione al classico che Argento scrisse a quattro mani con Bernardino Zapponi. Come per ogni film di culto, anche per questo si è scatenata la Profondo Rosso-mania con tanto di «pellegrinaggi» nei luoghi in cui è stato girato. 

 Tra gli appassionati che hanno visitato le location dell'opera (ambientata a Roma, ma girata prevalentemente a Torino, nella Capitale e a Perugia) c'è anche il parmigiano Michele Buzzini, musicista e cultore dei film del cineasta romano, che racconta il suo «pellegrinaggio» nel capoluogo piemontese, in particolare in piazza Cln (quella delle due fontane e del «famoso» dialogo tra Hemmings e Lavia), al Teatro Carignano e a Villa Scott, la celeberrima «villa del bambino urlante».

E' lì che il protagonista scopre il cadavere e, sotto l'intonaco, il disegno del delitto. A chi volesse vederla, tassativamente da fuori perché l'ingresso nella casa che è abitata non è permesso, Buzzini consiglia di andarci in autunno «quando c'è meno vegetazione e si può osservare meglio l'edificio». Situata in corso Lanza 57, all'epoca era delle Suore della Redenzione che l'avevano adibita a collegio femminile e che «traslocarono» a Rimini a spese della produzione nel periodo delle riprese. «Per mezz'ora mi sono sentito David Hemmings» dice divertito Buzzini. Il musicista ricorda anche un particolare sul Blu Bar, in piazza Cln, meta degli incontri tra Hemmings e Lavia. «Non era un bar vero - racconta - ma fu creato appositamente per Profondo Rosso». Un capolavoro che, quarant'anni dopo, non smette di far paura.

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  • NOTE DI CULTO 
    LA COLONNA SONORA DEI GOBLIN,UNA SOTTILE SINFONIADELLA PAURA


    Il nome dei Goblin, gruppo di progressive rock famoso non solo in Italia ma anche all'estero, è inscindibilmente legato al film Profondo Rosso. Il gruppo mosse i primi passi nel 1973 e, dopo alterne vicende - divorzi, ricongiungimenti e tanti lavori di successo tra cui le colonne sonore di alcuni film di Dario Argento -, è tornato sulla scena come Claudio Simonetti's Goblin, riscuotendo il grande apprezzamento dei fans, com'è accaduto nel Profondo Rosso Live Score della scorsa estate a Parma. Il merito di Argento anche in questo caso è di aver avuto l'«occhio lungo» puntando su un gruppo di giovani artisti per riuscire a creare un commento musicale che è tutt'uno con il film. Come sottolinea il musicista Michele Buzzini «prima di allora non c'erano mai state scene di violenza sottolineate da un commento musicale così, attraverso l'uso di batterie jazz, terzinati e tempi dispari. Nei suoi film che avevano preceduto Profondo Rosso, Argento si era infatti affidato per le musiche a Ennio Morricone. Dal 1975 invece il cineasta opera un cambio che si rivelerà azzeccato». M.Cep.