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economia

Ci mancava solo l'ecotassa

di Aldo Tagliaferro -

07 marzo 2019, 12:43

Ci mancava solo l'ecotassa

Dal primo marzo nel mercato automobilistico italiano è operativo il regime dei buoni e dei cattivi. Nella prima categoria il governo ha posto i veicoli «verdi», soprattutto quelli elettrici, che sono ancora pochi modelli, molto costosi e con un'autonomia sempre da verificare. Nella seconda invece rientrano tutte quelle vetture che emettono da 160 g/km di Co2 in su ai quali viene imposta una tassa che va da 1100 a 2500 euro. In mezzo si salvano in parecchi, peccato che il consumatore resti timoroso perché il concetto di ecotassa frena le scelte di acquisto.

Per un mercato in forte contrazione a causa di diversi fattori (demonizzazione del diesel, recessione economica, guerra dei dazi, Brexit...) immaginare un sistema che favorisce pochi modelli peraltro cari e ingenera un senso di incertezza non è propriamente una mossa geniale (non lo è nemmeno, per stare in tema, la scelta di ridurre le aperture domenicali), però bisogna ammettere che sventolare la bandiera ecologista è una cosa sacrosanta. Magari - suggeriamo - si potrebbe iniziare dalle infrastrutture, settore nel quale siamo molto indietro: se per ipotesi le auto elettriche avessero un boom, diciamo dallo zero virgola di oggi al 3% del mercato, come faremmo con le poche colonnine presenti sul territorio?

Ma tutto questo è ancora nulla se leggiamo i dati dell'ultimo studio Ispra, ripreso tra gli altri da Milena Gabanelli per il Data Room del Corriere della Sera. Ebbene, l'incidenza del settore automotive sull'inquinamento è di appena il 9%, una quota esigua rispetto al 38% del riscaldamento e al 15% degli allevamenti intensivi di animali. Eppure le Case automobilistiche negli ultimi vent'anni hanno investito somme ingenti per lo sviluppo di nuove tecnologie in grado di abbattere di oltre il 90% le emissioni complessive. E' accaduto anche in altri settori? Evidentemente no, però l'automobile è così facile da tassare e penalizzare che la tentazione dei governanti è troppo forte...

Anfia, Federauto e Unrae, le associazioni che rappresentano la filiera industriale e commerciale del settore in Italia, hanno già espresso forti preoccupazioni, ma l'appello sembra non toccare minimamente il governo, che continua a viaggiare a fari spenti.