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IL COMMENTO

Draghi, le banche e la spinta alla ripresa

di Aldo Tagliaferro -

09 marzo 2019, 15:28

Draghi, le banche e la spinta alla ripresa

Non inganni il dato diffuso ieri mattina dall'Istat: la crescita dell'1,7% della produzione industriale a gennaio - al di là che il dato tendenziale resta negativo (-0,8%) - va letta all'interno del peggior trimestre degli ultimi sei anni e al netto del fattore meteo, perché le temperature miti hanno favorito il settore dell'energia. Non solo, gli altri dati resi noti nelle ultime ore confermano un preoccupante rallentamento globale, dalla Germania (ordinativi a picco in gennaio: -3,9%) fino alla Cina, scossa dai dazi che hanno fatto crollare l'export di oltre il 20% deprimendo il surplus commerciale del Dragone.

Non era andata meglio l'altro ieri quando la Bce aveva ridipinto il quadro europeo abbassando le stime di crescita del 2019 individuando nell'Italia uno dei principali fattori negativi. Però guardate la differenza: da Francoforte è arrivata immediata una risposta, con l'allungamento dei tempi di tassi decisamente contenuti e una nuova ondata di prestiti agevolati destinati alle banche (si chiamano Tltro, brutto acronimo per targeted longer-term refinancing operations) mentre né da Bruxelles né dai singoli governi si fatica a vedere reazioni decise, forse perché temendo il voto continentale del 26 maggio si preferisce far finta di niente. Mario Draghi è in scadenza e avrebbe preferito non condizionare il mandato del suo successore a novembre, ma fedele al mandato della Bce - che è la stabilità dei prezzi - ha agito per evitare una possibile stretta del credito annunciando rifinanziamenti agevolati per agevolare l'erogazione di credito a famiglie e imprese.

La Bce ha fatto un favore alle banche, obietterà qualcuno, di fatto invece ha aiutato l'intera economia in tempi di incertezza massima tra Brexit e tensioni commerciali. Ma ricordiamoci che questa azione senza il supporto parallelo di politiche economiche accorte, fatte di riforme strutturali e conti in ordine, non sarà sufficiente a superare questa fase delicata.
E' curioso notare invece che in Italia si pensa alle banche solo come a "nemici del popolo" bastonandole nell'ultima manovra finanziaria per circa 4 miliardi di euro, mentre il governo pare non accorgersi che gli istituti di credito continuano a sacrificarsi per la patria comprando debito pubblico: la fuga degli investitori esteri negli ultimi mesi è stata pesante mentre le banche hanno aumentato la propria esposizione sui bond italiani portando la quota di debito sovrano oltre la soglia del 10% degli attivi e accollandosi qualche rischio (soprattutto le piccole). Purtroppo di Mario Draghi ce n'è uno solo.