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PARMA

Festa della donna: l'editoriale di Lucia Annibali per la Gazzetta

di Lucia Annibali -

09 marzo 2019, 14:32

Festa della donna: l'editoriale di Lucia Annibali per la Gazzetta

L' 8 marzo non è solo un giorno di festa, è anche un giorno di lotta. È l'occasione per gridare ancora più forte cosa si deve fare, quali barriere devono essere abbattute, quali ostacoli devono essere superati per ottenere una piena e reale parità. Perché o la democrazia è paritaria o non è democrazia.

Un giorno di lotta, dicevo. E non potrebbe essere altrimenti. Perché le donne, nel nostro Paese, sono ancora discriminate, ostacolate nella loro piena autodeterminazione e oggetto di una violenza che non sembra avere fine.

Da nord a sud questo nuovo anno è già segnato da un numero impressionante di aggressioni, violenze sessuali e femminicidi. La cronaca di questi ultimi giorni sembra un bollettino di guerra.

Questo ci dice con chiarezza che, al di là dell'importanza delle leggi, il problema culturale è, e resta, la vera grande sfida che dobbiamo vincere.

Ce lo spiega bene la Convenzione di Istanbul che abbiamo ratificato come Paese. La repressione da sola non basta. La violenza sulle donne affonda le sue radici in una profonda e persistente disparità di potere tra uomini e donne e in un'organizzazione patriarcale della società che ancora oggi permea la vita di milioni di donne in Italia. Le rappresentazioni fondate sul sessismo e sugli stereotipi di genere creano le condizioni per una perpetuazione della violenza maschile sulle donne.

Quella stessa cultura che fa sì che la conciliazione famiglia-lavoro venga considerata ancora un problema solo delle donne, ostacolando una più moderna visione della genitorialità e della cura responsabilmente condivisa. O che vede le donne ancora discriminate in termini di parità salariale, partecipazione ai processi decisionali e alla vita politica.
Eppure in questi anni il legislatore ha compiuto diversi passi avanti. Sono tanti gli interventi legislativi che hanno scandito la conquista di nuovi diritti. Ma è come se tutto si fermasse sulla carta. Perché la realtà è ben diversa e ha ancora a che fare con le tante resistenze culturali che impediscono una piena parità tra i sessi.
Molti obiettivi restano dunque ancora da conquistare. Le battaglie delle donne non sono ancora finite.
Per questo non è banale continuare ad augurarsi buon 8 marzo, quest’anno con un pensiero particolare rivolto alle vittime di tratta, a cui anche il Presidente della Repubblica Mattarella ha dedicato questa giornata, perché possano tornare presto libere.
Buon 8 marzo agli uomini illuminati e buon 8 marzo al nostro paese, perché sappia sempre respingere con forza quella deriva culturale che rischia di minare diritti acquisiti con tanta fatica.
Concedetemi un augurio speciale anche alla città di Parma, perché si conservi sempre quel luogo accogliente e portatore di buoni sentimenti, così come io l’ho conosciuto.