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AEMILIA

Bufera su una canzone che inneggia ai detenuti

Il brano postato su Youtube e poi rimosso

14 marzo 2019, 22:58

Bufera su una canzone che inneggia ai detenuti

Una bufera politica e sociale si è sollevata intorno alla canzone «Pè Guagliune è l'Aemilia» postata su Youtube all’inizio di marzo e poi rimossa nelle scorse ore da parte del cantante neomelodico di origini siciliane 'Gianni Livè. Nel video del brano scorrevano le immagini interne ed esterne dell’aula bunker di Reggio Emilia in cui si è svolto il processo e i fotogrammi degli arresti della maxi operazione contro le infiltrazioni di 'ndrangheta al nord. Il testo, in dialetto campano, riportava le frasi: «Su di noi hanno raccontato tante bugie e adesso stiamo pagando in questo processo che hanno chiamato Aemilia». E ancora: «Siamo dentro a questi cancelli pensando alla libertà, se pure siamo innocenti stiamo pagando. Per colpa di un pentito noi stiamo pagando».
Il cantante 'Gianni Livè era atteso l’11 maggio per una serata al centro polivalente di Bagnolo in Piano (Reggio Emilia). Ma gli organizzatori starebbero già valutando di annullare l’evento.
Sull'episodio sono intervenuti anche i parlamentari del Movimento 5 Stelle. «Inneggiare a condannati in primo grado per 'ndrangheta e camorristi non è arte. E’ alimentare l’anti-cultura nella quale prosperano le mafie cancro dell’Emilia Romagna e dell’Italia intera. Le autorità neghino il concerto a Bagnolo in Piano in programma l’11 maggio e altrove a chi diffonde la cultura dell’illegalità giustificando ndranghetisti e camorristi. La legalità è cultura e arte vera. Le mafie sono barbarie», dichiarano Stefania Ascari (membro della Commissione antimafia), Maria Edera Spadoni, Davide Zanichelli, Gabriele Lanzi, Michela Montevecchi, Alessandra Carbonaro.

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