Sei in Archivio

il giallo

L'esperto del Gemelli: "Il quadro clinico di Imane Fadil è compatibile con l'avvelenamento radioattivo"

La 34enne rivelò ai medici l'avvelenamento 10 giorni prima di morire. Sequestrate le cartelle cliniche, la Procura di Milano indaga sulla presenza di alcuni metalli nei campioni di sangue

16 marzo 2019, 13:01

L'esperto del Gemelli:

Il quadro clinico legato al decesso di Imane Fadil, la testimone chiave del processo Ruby morta il primo marzo all’Ospedale Humanitas di Milano dopo un mese di agonia, «è compatibile con un avvelenamento da sostanze radioattive». A sottolinearlo, sulla base delle notizie al momento disponibili, è Maurizio Soave, esperto del Centro antiveleni del Policlinico Gemelli di Roma, il quale tuttavia non esclude che l’autopsia possa evidenziare una qualche patologia tumorale inizialmente non rilevata.
La donna, rileva Soave, «secondo quanto reso noto presentava una condizione di aplasia midollare; questo vuol dire che il midollo non è più in grado di produrre le cellule sanguigne, ovvero globuli rossi, globuli bianchi e piastrine». La causa più comunque di tale condizione, spiega l’esperto, «è legata alla presenza di una patologia tumorale, in particolare tumori del sistema emapoietico. Sulla base dei dati noti, la presenza di un tumore nella donna era stata esclusa. Tuttavia - precisa - l'autopsia potrebbe anche rivelare una qualche forma tumorale non precedentemente evidenziata».
Altra causa dell’aplasia midollare, chiarisce, «è l'avvelenamento da sostanze radioattive, o attraverso l'ingestione o attraverso l’irraggiamento. Ma in quest’ultimo caso sarebbe necessario un contatto con elementi radioattivi ad alta dose, una evenienza oggettivamente difficile».
«Sarà anche importante attendere i risultati relativi alla presenza di metalli nei campioni di sangue della donna. Anche in questo caso - conclude Soave - si tratta di sostanze di difficile reperimento e certamente non disponibili nei normali circuiti». 

IMANE FADIL DISSE AI MEDICI CHE PENSAVA A UN AVVELENAMENTO. Solo una decina di giorni prima di morire Imane Fadil, una delle testimoni chiave del processo sul caso Ruby, aveva rivelato ai medici dell’Humanitas, dove era ricoverata in gravi condizioni, di temere di essere stata avvelenata. E’ quel che risulta all’ANSA in base alle cartelle cliniche che la Procura ha sequestrato il primo marzo, giorno in cui la modella marocchina di 34 anni è morta a causa, come risulta dagli esiti degli esami tossicologici eseguiti in un centro specializzato di Pavia, di un mix di sostanze radioattive.

Era «molto sospettosa», in particolare nell’ultimo anno, la modella testimone chiave delle inchieste sul caso Ruby. Stando a quanto riferito all’ANSA da chi ha avuto modo di parlarle a lungo negli ultimi mesi, la 34enne temeva anche di essere «controllata» e andava ripetendo che aveva ancora «molte cose da dire» sul caso con al centro le serate ad Arcore. Diversi testimoni sono stati sentiti dai pm in questi giorni. 

SI INDAGA SULLA PRESENZA DI METALLI NEL SANGUE. Le indagini della Procura di Milano sulla morte di Imane Fadil si stanno concentrando sulla presenza di alcuni metalli nei campioni di sangue prelevati alla 34enne e analizzati nel Centro Antiveleni Maugeri di Pavia. Per stabilire le cause della morte bisognerà attendere gli esiti dell’autopsia in programma per mercoledì o giovedì. Comunque, i sintomi, come l’assenza di globuli bianchi che ha richiesto molte trasfusioni e il fegato compromesso, per i pm sono «compatibili con un avvelenamento». 
Le indagini della Squadra Mobile di Milano, coordinate dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Luca Gaglio, si concentrano sui metalli individuati nel sangue di Fadil, ossia il cobalto, il cromo, il nichel e il molibdeno. Da quanto si è saputo, il primo sarebbe stato presente con un quantitativo di 0,7 microgrammi per litro. Valore molto basso se si pensa che il livello di minimo di tossicità è di 41 microgrammi per litro. Ad ogni modo, il cobalto potrebbe presentare degli indici di radioattività, ma il Centro di Pavia non effettua questo tipo di misurazioni. 

IMANE FADIL RICOVERATA PER UNA GRAVE DISFUNZIONE AL MIDOLLO. Imane Fadil era stata ricoverata all’Humanitas di Rozzano per una gravissima disfunzione del midollo osseo che aveva smesso di produrre globuli bianchi, rossi e piastrine. I medici nel cercare le cause di questa grave aplasia midollare avevano anche pensato ad un tumore, poi escluso. Ora l’autopsia dovrebbe chiarire cosa abbia aggredito il midollo e poi gli organi vitali, portando, nel giro di un mese, alla morte.