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BIOETICA

Il futuro dei pet alla morte del proprietario

In un documento sul fine vita dei malati San Marino dedica un capitolo alla relazione con gli animali e al loro destino dopo la scomparsa

di Rose Ricaldi -

18 marzo 2019, 12:51

Il futuro dei pet  alla morte del proprietario

Chi vive con un animale da compagnia sa quanto questi sia, a tutti gli effetti, un componente del nucleo familiare: l’affetto che un pet regala riempie la nostra quotidianità e ci abituiamo a questa sua amorevole presenza tanto da sentirlo parte integrante della nostra esistenza. Per questo è normale che, una volta che noi esseri umani abbiamo raggiunto un’età avanzata o in caso di nostra malattia, ci interroghiamo su quale sarà il destino di Fido e Fufi una volta che non ci saremo più, soprattutto se non possiamo contare sulla presenza e sul supporto, in questo senso, di parenti o amici.
Su questo tema, il Comitato sammarinese di bioetica ha dedicato un capitolo del testo intitolato «Processo decisionale nella presa in cura della persona malata nel fine vita» pubblicato nelle scorse settimane: come sottolinea l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani sul sito «Anmvi oggi», si tratta di «un documento innovativo che si è avvalso anche di studi di bioetica clinica veterinaria e che rappresenta, ad oggi, l’unico esempio di gestione del pet dopo la morte del proprietario».
L’assunto da cui parte il testo è «che sia legittimo avere degli animali in ogni fase della propria vita». «È possibile che il proprietario di un animale desideri che gli effetti della relazione si prolunghino oltre la sua esistenza - spiega il documento -. Provvedere a indicazioni circa il futuro dell’animale e il suo benessere è una maniera per continuare la relazione oltre la vita oltre a essere semplicemente il superamento di una preoccupazione».
Il testo apre a numerose implicazioni legate a situazioni pratiche del quotidiano: «Ad esempio – prosegue l’Anmvi -, per il Comitato sammarinese nessun vincolo andrebbe posto al proseguimento della relazione anche a seguito del trasferimento in strutture residenziali quali gli Hospice. Altri aspetti riguardano i lasciti di denaro destinati all’accudimento del pet che, spesso frettolosamente imputati ad eccentricità, rivelano invece la preoccupazione per la sorte degli animali da parte di chi ha la responsabilità nei confronti di questi».
Inoltre, il documento ritiene «opportuna la nascita di una figura professionale che sappia aiutare il proprietario/responsabile a compiere scelte complesse riguardo ai trattamenti medici e di genere di vita dell’animale in rapporto alle diverse visioni etiche personali».
La figura del «bioeticista clinico veterinario» sarebbe necessaria e fondamentale, come puntualizza il Comitato, «al fine di dimensionare l’impegno di risorse tra le scelte etiche umane e i reali interessi animali in rapporto a concrete prevedibili necessità future».

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