Sei in Archivio

EDITORIALE

Il clima d'odio: un'altra battaglia per Greta

di Francesco Monaco -

19 marzo 2019, 15:28

Il clima d'odio: un'altra battaglia per Greta

Se qualcuno volesse effettuare un sondaggio online riservato a sovranisti, benaltristi e odiatori seriali su chi butterebbero giù dalla torre tra Greta Thunberg e Brenton Tarrant, potrebbe avere qualche sorpresa. La ragazzina svedese assurta a paladina della lotta ai cambiamenti climatici, infatti, ha attirato su di sè una quantità impressionante di astio e livore (è manipolata, è strumentalizzata, ha dietro i poteri forti) mentre quasi nessuno ha vomitato insulti - che pure sul web è l'attività più praticata - nei confronti del terrorista australiano che a Christchurch (nomen omen) ha fatto strage di musulmani.
Evidentemente, a parità di colore della pelle e dei capelli, a una minorenne afflitta da sindrome di Asperger armata solo di un cartello si può dire di tutto e di peggio, mentre su un esaltato che imbraccia armi vere per uccidere 50 persone intente a pregare e non sembra pentito, si chiude un occhio (tanto sono più i cristiani uccisi nei Paesi di fede islamica). Certamente Greta è figlia di una strategia di marketing, fors'anche di un progetto politico, e - se nel frattempo non sarà stata investita da Maria Giovanna Maglie o presa a martellate da Rita Pavone - un giorno diventerà testimonial dell'Ikea. Ma intanto ha risvegliato le coscienze su un tema drammaticamente reale che riguarda il futuro della sua generazione, cambiando l'agenda di chi vuol tornare al passato. Magari ai tempi della battaglia di Lepanto così cara al suprematista pluriassassino. Quando in Australia e Nuova Zelanda non c'erano bianchi...