Sei in Archivio

il caso

L'uomo che le gettò l'acido: "Perdonami". Lucia Annibali: "Pronta a farlo"

20 marzo 2019, 13:14

L'uomo che le gettò l'acido:


"Lucia perdonami. Perdona il mio gesto indegno e brutale e perdona me che lo fatto". L'italiano è a tratti incerto, il senso no. Scrive dal carcere di Larino, Campobasso, Rubin Talaban, il 37enne albanese che il 16 aprile 2013 gettò l'acido in faccia a Lucia Annibali. Per quel gesto sconta una condanna a 12 anni. A 20 anni è stato invece condannato Luca Varani, l'ex fidanzato della avvocata pesarese, riconosciuto come mandante. E a 12 l'albanese  Altistin Precetaj, che a Talaban faceva da palo.

La lettera di Rubin Talaban è pubblicata dal Corriere della Sera. "Ho provato a essere nei tuoi panni e non posso stare più di qualche secondo nei momenti di dolore e sofferenza causati da me. Che io sia maledetto per sempre (...) Vorrei abbracciarti e stringere le tue mani con le mie. Puoi essere la mia guida anche se il peccato lo porterò a vita (...) Non posso fare l'indifferente come se non c'è stato niente (...) Allungami la mano, Lucia, perché non sono un mostro, ma un grande errore. Se mi perdoni, mi aiuti".

In questi quasi 6 anni di procedimenti penali e impegnativi interventi chirurgici, il 37enne era sempre rimasto in silenzio. La lettera è arrivata nello studio legale del padre della Annibali, a Urbino. E dopo diversi giorni è arrivata la reazione.
"Se davvero quello che scrive è verità - dice la Annibali al Corriere - se davvero oggi è consapevole di quello che ha fatto e non è più la sagoma scura che ho visto dentro casa mia, io lo posso anche perdonare. Ma quel perdono serve più a lui che a me. Deve fare i conti con quello che ha fatto come io convivo ogni giorno con quello che mi ha fatto, perdono o non perdono. Se tutto questo non è una carta da giocare per avere permessi o chiedere misure alternative, meglio per lui e il suo futuro. Ma io dico anche meglio per tutti noi, perché ogni detenuto recuperato è una garanzia di sicurezza per una società intera. Detto questo, non è che ora diventiamo amici o che io abbia intenzione di incontrarlo. Tra l'altro la sentenza prevede che, espiata la pena, lui torni nel suo Paese...".