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Recuperato il corpo di Lorenzo Orsetti. I genitori: "Ingiusto processare chi combatte l'Isis"

20 marzo 2019, 13:27

Recuperato il corpo di Lorenzo Orsetti. I genitori:

«Il corpo di Lorenzo è stato recuperato, ce lo ha confermato oggi la Farnesina: ora è custodito in un ospedale nel Kurdistan iracheno, poi i genitori decideranno cosa fare». Lo ha annunciato Luca Rasoti, zio di Lorenzo Orsetti, nel corso di una conferenza stampa oggi a Firenze.

«Ringrazio i miliziani curdi per aver recuperato il corpo di mio figlio con un’azione militare». Lo ha detto Alessandro Orsetti, padre di Lorenzo Orsetti, il 33enne fiorentino ucciso in Siria da miliziani dell’Isis. «Lorenzo avrebbe voluto essere sepolto nel cimitero dei martiri curdi, ma ha lasciato a noi la scelta: una scelta che non auguro mai a nessun genitore di dover prendere», ha aggiunto.

«C'è un clima che sinceramente non condivido molto: da un lato si sbandiera la lotta contro l’Isis, poi quando tornano questi ragazzi vanno a processo». Lo ha affermato Alessandro Orsetti, padre di Lorenzo Orsetti, in una conferenza stampa a Firenze.
«Vorrei fossimo solidali con questi ragazzi, far sentire la loro voce», e «riscoprirli come parte della nostra comunità, del popolo italiano», ha aggiunto il padre del 33enne fiorentino, combattente con le milizie curde, ucciso in Siria da miliziani dell’Isis. «Sono degli eroi, non sono da processare, è vergognoso», ha sottolineato la madre Annalisa.

«Lorenzo l’ho incontrato e fotografato per fargli un’intervista e mi sembrò subito una persona molto umile, che non parlava mai di se stesso, ma sempre degli altri. Era perfettamente consapevole della scelta che aveva fatto, del perchè si trovasse lì e non era assolutamente un «fissato» che andava a combattere, ma un bravissimo ragazzo con degli ideali molto forti, che ha dato la sua vita per una causa più grande di lui; e questo gli fa molto onore». Lo ha detto Gabriele Micalizzi, il fotoreporter ferito in Siria l’11 febbraio scorso, parlando a «Il Mattino di Radio 1» di Lorenzo Orsetti, ucciso dall’Isis.
«Prima dell’intervista, parlando del più e del meno, vedendo che fumava una pessima sigaretta locale, gliene ho offerta io una italiana, per fargli sentire sapore di casa. Mi ha spiegato perchè fosse lì, c'era andato perchè credeva di combattere l'Isis, il terrorismo, una minaccia per tutto il mondo. Quindi fare qualcosa per gli altri: questo suo altruismo mi aveva molto colpito. Perchè un conto è dirle certe cose, un altro è farle: la vita militare è dura, soprattutto per i curdi, che non sono ben equipaggiati, non è di certo una vita facile. L’immagine del foreign fighters come di qualcuno simile a un mercenario non corrisponde affatto a Lorenzo - ha precisato Micalizzi - perchè lui era una persona spinta dagli ideali, ma al contempo molto realista. E non assomigliava affatto ad alcuni personaggi che abbiamo potuto trovare in altre guerre, tipo l’Ucraina. Era una persona con un ideale politico certo, ma quella non era la sua causa, la sua causa era lottare per la libertà. Questo aveva in testa. E penso che lui sia stato dalla parte giusta: combattere contro chi vuole opprimere la libertà e il libero pensiero».