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C'ERA UNA VOLTA

Emmanuelle: e l'Italia scoprì lo scandalo

Compie 45 anni il film che scosse l'Italia bigotta

di Vanni Buttasi -

21 marzo 2019, 16:44

Emmanuelle:  e l'Italia scoprì lo scandalo

La «rivoluzione»: in tanti andarono al cinema
di nascosto per scoprire la vietatissima Silvia Kristel

Un film che è rimasto nell'immaginario collettivo. Il primo colpo assestato al comune senso del pudore che dominava un'Italia troppo bigotta e molto democristiana. Nel 1974 l'uscita nelle sale cinematografiche di “Emmanuelle”, il film erotico diretto da Just Jaeckin e interpretato da Sylvia Kristel, destò grande scandalo anche se solo un anno prima, nel 1973, c'era stato il clamoroso sequestro di “Ultimo tango a Parigi”, uscito nelle sale italiane il 15 dicembre 1972. L'iter giudiziario della pellicola di Bertolucci portò ad un'assoluzione in primo grado il 2 febbraio 1973, poi ad una condanna nel secondo processo d'appello il 20 novembre 1974 e infine il 29 gennaio 1976 alla sentenza della Cassazione che condannò il film al rogo. Furono messe in salvo fortunosamente alcune copie che sono conservate oggi alla Cineteca Nazionale. Nel 1987 la censurà riabilitò il film permettendo la distribuzione nelle sale e in seguito anche il passaggio televisivo.


E, sempre in novembre quando si compiva il secondo “passo” per la pellicola di Bertolucci, la Cineriz distribuiva in Italia proprio “Emmanuelle”, con numerosi tagli e un montaggio che cambiava notevolmente la trama originale. Sulle pagine dei quotidiani dell'epoca le locandine apparivano con un vistoso “Supervietato ai minori di 18 anni”.
Il film era tratto dal romanzo omonimo di Emmanuelle Arsan ma, come risulta da numerose testimonianze, scritto dal marito diplomatico Louis Jacques Rollet Andriane e uscito in Francia nel 1965 e poi subito ristampato. In Italia comparve nel 1968 e venne tradotto da Goffredo Fofi. Ma cosa racconta di così avvincente sia il romanzo e, successivamente, la pellicola? Nel film, interpretato dalla 22enne Sylvia Kristel, si narra dello stile di vita sessuale, molto libertino, della giovane moglie di un diplomatico francese in Thailandia.
Inutile sottolineare come, negli anni Settanta, certe scene andassero contro il comune senso del pudore e quindi fu subito scandalo. Come abbiamo già detto, in Italia uscì una versione edulcorata rispetto all'originale ma, non per questo, sfuggì alla censura.


Con “Emmanuelle”, cult movie dell'erotismo, Sylvia Kristel rimase intrappolata nello stereotipo di donna sexy e senza limiti e secondo alcuni critici perse importanti occasioni per la sua carriera. Ma il successo era tanto che l'attrice olandese andò dritto per la propria strada interpretando, come era logico attendersi, i sequel dell'originale: arrivarono “Emmanuelle l'antivergine” (1975), “Goodbye Emmanuelle” (1977) e “Emmanuelle 4” (1983). Successivamente, sia per il cinema sia per le serie televisive, il personaggio di Emmanuelle diede grande impulso al cinema erotico.
Ma il nome di Sylvia Kristel – morta a 60 anni nel 2012 per un male incurabile – cominciò a diradarsi anche se, per il grande pubblico, è lei l'unica e inimitabile Emmanuelle. Basti solo un dato per dare il giusto valore a un film entrato di diritto nella storia del cinema, in generale: in una sala, a Parigi, la pellicola fu in programmazione ininterrotta per dieci anni.
Il successo di “Emmanuelle” portò, come sempre, alla proliferazione di una produzione apocrifa italiana, che si contraddistingue per una “emme” in meno nel nome principale. A fare da contraltare alla bionda Sylvia Kristel, la pelle color ambra di Laura Gemser che interpreta, appunto, una “Emanuelle nera”, la pellicola che aprì il prolifico filone italiano.

Il primo film, “Emanuelle nera”, fu diretto da Albert Thomas, pseudonimo del regista italiano Adalberto Albertini, e uscì nelle sale cinematografiche nel 1975. La “via italiana” diventò popolare, ottenendo grandi incassi anche al botteghino, con “Emanuelle nera - Orient Reportage”, nel 1976, con la regia di Joe D'Amato (vero nome Aristide Massacesi), sempre con Laura Gemser. D'Amato, successivamente, diresse quasi tutti gli altri episodi della saga “Emanuelle nera”: una donna forte e indipendente, che veniva spesso coinvolta in inchieste come la tratta delle bianche o le pervesioni sessuali. Talvolta, soprattutto per il mercato del Nord Europa, venivano inserite delle scene hard, che nulla non c'entravano con l'originale. Grazie a “Emanuelle nera”, Laura Gemser diventò una vera icona del cinema erotico italiano nonché la musa ispiratrice di Joe D'Amato.


La fantasia degli italiani, però, non ebbe freni inibitori: così da un apocrifo, riuscirono a trovare una “sotto serie”. Il film più famoso, se ci viene passato il termine, è “Emanuelle bianca e nera” di Mario Pinzauti, del 1976.
Il nome di Emmanuelle continuò a comparire: meno al cinema e più in dvd, dove si registra una produzione fino a metà degli anni Duemila. I tempi erano decisamente cambiati e il profumo d'Oriente dell'erotismo di Emmanuelle era già finito in solaio. Ma tutti, però, continuano a ricordare la grande voglia d'amore e di libertà (sessuale) dell'eroina portata sullo schermo con grazia da Sylvia Kristel. Indimenticabile, quindi, “l'histoire d'amour de Emmanuelle”, come recitava la canzone del film.

Il trailer del film

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  • Il 1974
    Quella stagione ad alta tensione erotica


     

    Il 1974 è un anno, al cinema, di alta tensione erotica. Abbiamo già detto delle vicende legate a “Ultimo tango a Parigi”, nelle sale italiane arriva “Gola profonda” e diventa subito un caso perché non è l'originale ma il sequel.
    Così i distributori, nel 1975, per differenziare quello vero da quello finto, rititolarono così il film di Gerard Damiano: “La vera gola profonda”, uscito negli Stati Uniti ben tre anni prima.
    Il grande successo di questa pellicola determinò la nascita, soprattutto nelle grandi città, dei cinema a “luci rosse”. Un altro duro colpo al senso del pudore. Ma gli anni Settanta segnano soprattutto il boom del cinema erotico: così dopo “Malizia”, Salvatore Samperi propone “Peccato veniale”, sempre con la coppia Laura Antonelli e Alessandro Momo. Carlo Lizzani, per contro, più intellettuale punta su “Il portiere di notte”, un altro scandalo per le scene contenute, con Charlotte Rampling e Dirk Bogarde.
    E Pier Paolo Pasolini completa la sua “trilogia”: dopo “Il Decameron” e “I racconti di Canterbury”, arriva “Il fiore delle Mille e una notte”, vincitore a Cannes del Premio della giuria. E sulla scia, con risultati inferiori e soltanto per fare cassetta, nascerà prima un ricchissimo filone boccaccesco, carterburiano e orientale poi. E come non dimenticare, in quel 1974, “Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto” con Giancarlo Giannini e Mariangela Melato per la regia Lina Wertmuller.
    Dall'America enorme fu il successo di “Frankenstien junior” di Mel Brooks con Gene Wilder e Marty Feldman. Ma su tutti si impose “Emmanuelle” e l'Italia scoprì l'erotismo.van.but.

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IL DEBUTTO DI TELE MILANO
Nel complesso residenziale Milano 2 iniziano le trasmissioni dell'emittente via cavo «Tele Milano». La tv locale è di proprietà di un imprenditore destinato a entrare nella storia nazionale: Silvio Berlusconi.

BELLA SENZ'ANIMA
Sulla scena della musica leggera italiana irrompe un nuovo protagonista: Riccardo Cocciante, nel 1974, raggiunge il successo con «Bella senz'anima». L'album è «Anima», arrangiato da Ennio Morricone e Franco Pisano.

LA DISFATTA AZZURRA
1974, Mondiali di calcio in Germania. L'Italia batte a fatica Haiti, pareggia con l'Argentina, perde con la Polonia: azzurri eliminati, nazione affranta. Da Italia-Germania 4-3 sono passati 4 anni e sembra un secolo.