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EDITORIALE

Salvini, Casarini e gli estremismi della politica

di Domenico Cacopardo -

21 marzo 2019, 14:56

Salvini,  Casarini e gli estremismi della politica

Rieccolo: non ne sentivamo la mancanza. È tornato Luca Casarini, il titolare dell’osteria “Allo sbirro morto” (il che in un paese normale ne comporterebbe la chiusura e provvedimenti giudiziari), un uomo temprato da diverse battaglie antagoniste, da diverse «operazioni» antisistema, da diversi scontri anche fisici con le forze di polizia. Sul campo dal 1990 (occupazioni universitarie) possiede tutte le doti occorrenti a concepire un disegno politico, definendo obbiettivi e strumenti.
Perciò non è un caso che l’Operazione Ionio si sia realizzata nei giorni immediatamente precedenti il dibattito al Senato, evidenziando i limiti dell’azione di governo di Salvini, posto di fronte alla improcedibilità pratica della proclamata chiusura dei porti o dell’invocazione alle manette (per l’autorità giudiziaria di Agrigento). In qualche misura, l’esito dell’operazione ha messo in crisi la comunicazione del ministro, fondata com’è sul messaggio che sia lui l’unico presidio a difesa degli italiani sul tema immigrazione e sulle mille angherie quotidiane cui sono sottoposti. Se la realtà iniziasse a smentirlo, il consenso di cui gode potrebbe vacillare. Nel merito, ieri il Senato ha negato (con 232 voti, ben al di là della maggioranza necessaria) l'autorizzazione a procedere contro Salvini, accusato di sequestro di persona aggravato per la nave Diciotti. Un evento, rispetto al quale la tempistica della nave Ionio con l’arrivo di 49 immigranti e relative polemiche appare attentamente studiata.

E questo, in termini politici (alla luce del passaggio parlamentare e delle polemiche acutamente innescate da Luca Casarini), ha aperto un nuovo fronte nel quale il ministro degli Interni rischia di fare il re nudo.

Anche se il dibattito al Senato ha segnato un successo del governo e di Salvini. È ovvio che non ci fosse alcuna possibilità che l’autorizzazione a procedere fosse approvata. Lo sapevamo tutti.

L’opposizione di sinistra, tuttavia, sperava che questo ennesimo stress-test aprisse significativi varchi nel Movimento 5Stelle. Il che non è stato. Anzi, l’appuntamento di Palazzo Madama è stata un’occasione per ricompattare la maggioranza, accantonare dissensi e distinguo, in una ritrovata – per poco - compattezza.
Il momento governativo, peraltro, è molto delicato: l’avvicinarsi delle urne europee è, fatalmente, benzina sul fuoco della competizione infragovernativa, da un lato. Dall’altro, la ribalta che s’è conquistata Casarini, dimostra che la crescita di toni aiuta gli estremisti.

Siamo ancora – e chissà per quanto - in mezzo al guado.

E ci rimarremmo, finché gli italiani non decideranno che la ricreazione è finita.

Domenico Cacopardo
www.cacopardo.it