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terrore bus

Il gip: "Sy ha finto maldestramente un vizio di mente"

23 marzo 2019, 15:51

Il gip:

E’ «provato» che Ousseynou Sy, l'autista che ha sequestrato un bus con 51 bambini e gli ha dato fuoco, avesse con sè, oltre che un coltello, anche una «pistola». Lo scrive il gip di Milano Tommaso Perna nell’ordinanza di custodia in carcere. Il giudice richiama sul punto le testimonianze, come quella di un insegnante che ha raccontato che il 47enne alzò «la sua maglietta mostrando una pistola inserita all’interno dei pantaloni ed in mano una lama, di circa 10 cm».


Facendo riferimento a «voci» di «bambini morti in mare» che l’avrebbero spinto all’azione, nell’interrogatorio di convalida dell’arresto, Ousseynou Sy, l'autista che ha dirottato un bus con 51 bambini e gli ha dato fuoco tre giorni fa, ha fornito «una posticcia e maldestra opera di rivisitazione della realtà» al fine «di poter contare sui benefici conseguenti ad una eventuale, ed improbabile, dichiarazione di incapacità di intendere e di volere». Lo scrive il gip di Milano Tommaso Perna che ha confermato il carcere.

A differenza del «contenuto delle dichiarazioni rese dall’indagato innanzi al pm «nelle quali non aveva mai parlato delle voci», scrive il gip, «in sede di udienza di convalida, da una parte» ha «confermato quanto dichiarato in precedenza, dall’altra, non senza una certa abilità, ha contestualmente tentato di fornire un quadro in qualche misura viziato da una sorta di pregiudizio di natura psichica».
«Io non dormo quasi mai - ha messo a verbale Sy davanti al gip - perchè ricorrono nella mia mente le voci dei bambini morti. Una volta sull'autobus mi si è presentato un bambino che mi ha chiesto di direzionare l’autobus a Linate». E ha anche mostrato al giudice una «effige in cui è raffigurato il vicepremier Di Maio, che viene presentato dall’indagato come la foto di un bambino morto». E ha insistito: «I bambini che si presentano nella mia mente mi hanno chiesto di essere aiutati, ma di non fare male ai bambini presenti sull'autobus».
In più occasioni nell’interrogatorio, spiega il gip, «si è riferito alla propria persona al plurale, così intendendo volersi riferire a sè stesso ed ai 'bambini nella mia mentè». «Quando i Carabinieri mi hanno intimato di fermarmi - ha detto ancora - io ho proseguito perchè loro non possono fermarmi quando io e i miei bambini decidiamo di fare qualcosa. Tra i miei bambini ce ne sono alcuni molto cattivi ...Io e i bambini morti in mare non accettiamo che l’Africa venga sfruttata. Non avrei mai avuto lo stesso comportamento se sull'autobus ci fossero stati i miei bambini morti».
Il giudice, che non gli ha creduto, parla di un «maldestro tentativo dell’indagato di fornire una versione viziata del suo operato» che si scontra «con alcuni dati fattuali che debbono ritenersi incontrovertibili». Davanti ai pm, infatti, spiega il gip, quei «bambini morti in mare» li aveva usati ma «per ribadire il suo convincimento di matrice fortemente ideologica». Nel primo interrogatorio aveva dichiarato «anche condivisibilmente, di soffrire a causa delle morti in mare, di sentire il dolore dei morti ("Perchè quando tocchiamo queste cose qua - aveva detto - io sento il dolore dei bambini che stanno lì")».