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EDITORIALE

Amore e odio sulla corriera incendiata

di Vittorio Testa -

24 marzo 2019, 13:46

Amore e odio sulla corriera incendiata

Restano impresse, paurose e vivide nella mente, le immagini della corriera in fiamme nella quale hanno rischiato di morire carbonizzati i cinquanta ragazzi della scuola media di Crema. Una drammatica vicenda di intensità e emozioni incancellabili: l’odio feroce di un uomo che si fa terrorista; i disperati slanci d’amore di giovani vite davanti al baratro della morte; lo sdegno per la scandalosa negligenza da parte di chi ha affidato la gestione di uno scuolabus a un gentiluomo con precedenti di tentata violenza, di ubriachezza: e, giusto per capire come abbiano saputo valutarne la specifica professionalità, di guida senza patente. Un dramma composito, cupo e inquietante, di impatto sociale devastante: l’immigrato che grida di voler vendicare i bambini africani dei barconi annegati o allo stremo perché respinti da un’Europa che «prima ci ha invaso e tolto tutto e che adesso vuole far morire i nostri figli». Attecchisce e si manifesta per la prima volta in Italia il clima di rancore estremo, di odio profondo che con un eclatante gesto stragista impone la paura, cancella il concetto di innocenza, acuendo nella società terrorizzata la convinzione che nero voglia dire pericolo: e suscitando pulsioni giustizialiste omicide per accumulo di esasperazione, sorda, anzi ribelle a qualsiasi invito a valutare con freddezza razionale la realtà. Il caso, poi, ha voluto che dentro questa tragedia mancata si mettesse in scena il contrasto tra l’immigrato «cattivo» al volante e il ragazzino-eroe di origini nordafricane che con lucidità e coraggio, sfidando le minacce dell’autista chiama i carabinieri, bravissimi a risolvere la situazione.
Ragazzino nato da padre marocchino e cresciuto in Italia che in premio chiede la cittadinanza, Ramy, tredicenne, racconta anche come in quei momenti di disperazione e di panico, nei ragazzi sia scattata una istintiva ribellione al destino che ha prodotto empiti d’amore autentico, quello primordiale, quello che prima di indirizzarsi verso l’attrazione è forza vitale che non conosce, che fugge la morte. «Ti amo, ti amo!»: è un urlo, quello che lancia un ragazzo che corre insieme ai compagni e le compagne. Spiega Ramy: «Sì sì, i fidanzati se lo sono detto l’uno all’altra, c’è chi glielo ha detto per la prima volta. Anch’io l’ho fatto: mi ero già dichiarato ma lei niente. Stavolta invece ha ricambiato il mio sentimento».
A un passo dalla tragedia, la terrificante mattinata della corriera incendiata si chiude con la manifestazione della purezza d’amore che abita l’uomo, soprattutto nell’età che va incontro alla vita: peccato che lungo gli anni a volte poi si inaridisca.