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INSERTO SALUTE

Scatta l'ora legale. E il cuore diventa più fragile

Lo "scombussolamento" dei ritmi circadiani causa, nei soggetti a rischio, maggiori probabilità di infarto

di Monica Tiezzi -

25 marzo 2019, 20:22

Scatta l'ora legale.  E il cuore diventa più fragile

Il cronobiologo Roberto Manfredini spiega i disturbi che può causare il cambio di orario che scatterà nella notte fra il 30 e il 31 marzo. 

Ammettiamolo: tra pochi giorni (nella notte fra sabato 30 e domenica 31 marzo) scatterà l’ora legale e la maggioranza di noi (chi ama l’estate, ben inteso) ne è felice, anche perché avremo più ore di luce.
Chi è a favore, teme che l’Europa la metta al bando, ma è anche vero che, come hanno dimostrato ricerche scientifiche avvallate da prove mediche, quell’ora avanti (e poi indietro quando giungerà ottobre) ci scombussola un po'. Non è semplicemente una questione di adattarsi a dormire 60 minuti in meno in primavera (e godere di 60 in più in autunno): la faccenda è molto più complessa e chiama in causa la cronobiologia.
Roberto Manfredini, cronobiologo dell’Università di Ferrara, ha raccolto dati sulla correlazione fra ora legale e infarti e ha verificato che sale, anche se di poco e solo nei soggetti a rischio, il rischio di infarto. Manfredini ha tenuto una relazione su «Ora legale, ritmi circadiani e salute» al 40esimo congresso della Società italiana di medicina interna Emilia-Romagna e Marche, che si è tenuto venerdì scorso all'ospedale Maggiore.
Ma cos'è la cronobiologia? «Senza scomodare Androstene di Taso, cui va la paternità della prima intuizione nel 300 a.C., la cronobiologia moderna risale agli anni Cinquanta del XX secolo, quando il medico rumeno Franz Halberg (1919-2013), fondatore del “laboratorio di cronobiologia” all’Università del Minnesota negli Usa, dimostrò che alcune variabili del nostro organismo presentano un “massimo” e un “minimo” nel corso della giornata. Definì in pratica il concetto di ritmico circadiano. Da allora a oggi, non solo le ricerche sulla cronobiologia crescono a ritmi esponenziali, ma è stato anche assegnato un Nobel agli studiosi che hanno chiarito i meccanismi biologici, molecolari e genetici di quest’attività ritmica della materia vivente», spiega lo specialista.
«In linea di massima - continua Manfredini - alla cronobiologia dobbiamo i nostri ritmi biologici, il cui sincronizzatore principale è dato dall’alternanza luce-buio».
«Grazie a un fascio ancestrale che solo in parte ha a che vedere con quello della vista vera e propria, dalla retina lo stimolo luminoso viene condotto direttamente nell’ipotalamo - spiega Manfredini -. È qui che, in quello che viene definito il nucleo soprachiasmatico, ha sede il nostro orologio biologico principale (detto anche “masterclock”), costituito da un gruppo di neuroni capaci di generare i ritmi. In pratica, la luce attiva una sorta di interruttore, che dà un segnale di blocco della melatonina e il via alle attività. Il buio invece trasmette un segnale inverso, cioè attiva la melatonina, dando così il via al sonno e dunque al riposo. È un meccanismo che coinvolge tutte le nostre cellule e quindi tutti i nostri organi. Dunque, la ritmica circadiana influenza l’organismo a 360°».
Lavorare, leggere, praticare sport, muoversi con i mezzi, mangiare: ogni singola attività della nostra giornata è regolata dall’orologio biologico. «Nella ritmica circadiana, c’è sempre un momento “migliore” e uno “peggiore” per qualsiasi attività - specifica Manfredini -. Lo sport ad esempio, o lo studio, così come l’andare a dormire o alimentarsi, dipendono dalla cronobiologia».