Sei in Archivio

EDITORIALE

Fuori i cattivi maestri: i genitori

di Vittorio Testa -

26 marzo 2019, 15:58

Fuori i cattivi maestri: i genitori

Partite sospese, squalifiche, botte, lo spettacolo indecoroso di adulti che si accapigliano ai bordi del calcio giovanile, scontri fisici, scoppi di violenza. Che vergogna. Stavolta la brutta notizia arriva da Mortizza, alle porte di Piacenza: il solito copione: un fallo, la reazione, pugni, rissa, un paio di tifosi che cercano di aggredire un giocatore della squadra avversaria. Fischio finale anticipato. Tutti a casa. Bene. E’ ormai chiaro che questo fenomeno non si risolverà fino a quando non si deciderà di denunciare e perseguire i misfatti compiuti da genitori energumeni: forse creando un Daspo anche nel settore giovanile che squalifichi i padri (ma anche le madri!) violenti, vietandogli d’assistere agli incontri nei quali è in campo il mai abbastanza lodato pupillo. Sì siamo noi genitori a rovinare le domeniche dei nostri figli, dai quali pretendiamo successi e vittorie, esibizione di talento che lasci stupefatti gli altri padri e madri. Su questi ragazzini di 13,14, 16 anni proiettiamo la nostra nevrosi: vanno in campo, carichi di un agonismo esasperato dalle nostre attese, dal nostro desiderio di dimostrare d’esser genitori che hanno saputo formare fenomeni vincenti: più i nostri figli sono bravi più è grande il nostro merito. Gli abbiamo insegnato che nella vita quel che conta è vincere a tutti i costi; li seguiamo agli allenamenti e alle partite pronti a difenderli e ad accusare l’avversario reo d’aver commesso fallo sul campioncino sangue del nostro sangue; capaci persino di contestare l’allenatore che ha osato criticare e magari mettere in panchina l’adorato piccino fuoriclasse per il quale mamma e papà stravedono, convinti d’aver in casa un futuro campione dagli ingaggi milionari. E, cancellato ogni freno inibitore dall’ira per le pretese ingiustizie subite, qualcuno di noi, avvelenato da un malinteso senso dell’orgoglio famigliare calpestato e irriso, arriva persino a fiondarsi in campo per menar le mani. Sciaguratamente iperprotettivi e cattivi maestri abbiamo insegnato ai nostri figli che quel che conta nella vita non è divertirsi, rispettare le regole, accettare anche la sconfitta seppure ritenuta ingiusta. No, non sia mai. La sconfitta è una vergogna sociale per tutta la famiglia, è inaccettabile, è un fallimento: l’imperativo è che si deve primeggiare, a tutti i costi. Sì, occorre trovare il modo di perseguire il genitore violento, squalificarlo, tenerlo lontano dai campi di calcio. Sogno irrealizzabile: il ragazzino gioca, ma il padre turbolento e litigioso è a casa, agli arresti domiciliari calcistici tutto il giorno della partita. Genitori tifosi dei figli: spesso un’autentica jattura, sintetizzata dal detto, un po’ greve ma scusabile, in auge tra gli allenatori: La squadra migliore sarebbe quella composta da orfani.

vittorio.testa@comesermail.it