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EDITORIALE

Voto locale, tendenze nazionali

di Luca Tentoni -

26 marzo 2019, 17:32

Voto locale, tendenze nazionali

Anche la Basilicata passa al centrodestra, come Abruzzo e Sardegna dove il M5S aveva avuto almeno il 40% dei voti alle elezioni politiche di un anno fa. Quello amministrativo sarà anche un test dal forte valore locale, ma non è certo un caso che il M5S abbia perso, alle regionali del 2018 (escluse Lombardia e Lazio, dove si votò lo stesso giorno delle politiche), "solo" una percentuale variabile fra il 12% di Bolzano al 13% del Molise, dal 14% della Val d'Aosta al 16% di Trento e al 17% del Friuli-Venezia Giulia, mentre nel 2019 (sia pure in zone dove i pentastellati erano più forti) la diminuzione è stata del 20% in Abruzzo, del 24% in Basilicata, del 33% in Sardegna. Un salasso, il cui conto va forse presentato anche al M5s nazionale alleato di una Lega che invece ha il vento in poppa. Salvini ottiene da questa consultazione l'ennesima vittoria consecutiva con la "coalizione di riserva" (quella con FI, FDI e centristi, che vale per le amministrative ma non il governo centrale) e ottiene il primo posto di lista - nel centrodestra - anche laddove il 4 marzo 2018 era stato sorpassato dagli "azzurri" di Berlusconi. I leghisti sono il secondo partito della Basilicata, col 19,1% contro il 20,2% del M5S (2018: 6,3% Lega, 44,4% M5S), guadagnando quasi tredici punti, mentre FI ne cede tre e anche l'alleato sovranista (FdI) cresce. Il centrosinistra, invece, ha ottenuto in Basilicata il solito risultato intermedio fra regionali precedenti (stravinte) 

e politiche del 2018 (perdute rovinosamente): non è tanto quel 33,2% dei voti a rappresentare un piccolo viatico per il partito di Zingaretti, quanto il fatto che rispetto alle politiche la coalizione ha guadagnato quarantamila voti (ne aveva 50mila nel 2018) in un anno, pur perdendone ben 53mila sul 2013. Segno che una piccola rimobilitazione del centrosinistra è in atto, ripartendo dal dato del 2018 e facendo tornare alle urne qualche deluso. In questo quadro, il calo del M5S (-80mila voti sul 2018, ma più 37mila sul magro 2013) fa da contraltare all’incremento di voti assoluti ottenuto dal centrodestra: dai 51mila del 2013 si è passati agli 80mila delle politiche, fino ai 122mila di domenica.
Una progressione che a livello locale sembra inarrestabile e che conferma l'esistenza di due competizioni: la nazionale è tripolare (con centrodestra, M5S e centrosinistra), mentre la regionale è «bipolare imperfetta» (col centrodestra che vince sempre, il centrosinistra spesso secondo, il M5S che affonda).
L'affluenza lucana è aumentata di quasi sei punti rispetto al 2013, più in provincia di Matera che in quella di Potenza, però, guardando il dato delle due città principali, a Matera l'incremento è inferiore del 3% rispetto al resto della provincia, mentre a Potenza è superiore di quattro punti.
Non è un caso che a Matera, nel 2018, i Cinquestelle abbiano avuto il 52,1% (oggi il 21%) e a Potenza «solo» il 42,3% (adesso il 20%), segno che i pentastellati hanno cambiato voto o si sono astenuti laddove erano più forti.
Infine, un dato deve far riflettere tutti, vincitori e vinti: secondo una nostra stima, 42 elettori su cento hanno cambiato partito, in Basilicata, fra il 2018 e il 2019 (41 fra il 2013 e il 2019); in Sardegna erano stati il 43%, in Abruzzo il 32%. Con questa «volubilità elettorale» nulla è quindi scontato, per il futuro.