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C'ERA UNA VOLTA

Quel magico "suono del silenzio"

Marzo 1964, Simon & Garfunkel debuttano con «The sound of Silence», brano pop destinato a diventare mito. Tradimenti, addii, colpi di scena: la vita difficile di un capolavoro

di Paolo Biamonte -

28 marzo 2019, 18:30

Quel magico

«Hello Darkness My Old Friend» è uno degli incipit più celebri della storia del rock. Eppure «The Sound Of Silence» ha avuto una vita non semplice, almeno prima che diventasse un successo entrato nella storia.
Quando è stata pubblicata la prima volta, nel  marzo 1964, si intitolava «The Sounds of Silence» ed era un brano acustico che faceva parte del primo album di Simon & Garfunkel, «Wednesday Morning 3 A.M.».
Lo aveva scritto Paul Simon che suonava la chitarra acustica e lo cantava Art Garfunkel. Come è noto il duo si sciolse subito dopo la pubblicazione del primo album, Paul Simon inserì il pezzo nel suo primo album solista e se ne andò a Londra. Certamente non immaginava che quella canzone sarebbe entrata nella leggenda grazie a un tradimento.
Tom Wilson, uno dei responsabili creativi dell’esplosione del folk rock, che era il produttore di Simon & Garfunkel alla Columbia e che stava lavorando con Bob Dylan, si accorse che «The Sounds of Silence» veniva trasmessa alla radio a Boston e in alcune zone della Florida.

Così, dopo aver registrato «Like A Rolling Stone», convocò alcuni musicisti di quella storica session e, a insaputa di Simon & Garfunkel, sovraincise le parti degli strumenti elettrici e della batteria. Risultato il giorno di capodanno del 1966 nella sua nuova versione la canzone arrivò al primo posto della classifica pop negli Usa.
A portarla nel mito ha contribuito poi «Il laureato», il film di Mike Nichols con Dustin Hoffman alle prese con la signora Robinson, Anne Bancroft, e sua figlia, la tenera Katharine Ross, mettendolo come il pezzo che accompagna i titoli di testa, la scena della piscina e i titoli finali.
Intanto il titolo del brano era diventato «The Sound of Silence». Nonostante sia Simon che Garfunkel abbiano fornito interpretazioni lontane da riferimenti politici, all’epoca in molti lessero nel testo un chiaro riferimento al trauma provocato dall’omicidio di John Fitzgerald Kennedy.
Una lettura fatta propria da Emilio Estevez, che l’ha usata nella colonna sonora di «Bobby», il film dedicato alla morte di Robert Kennedy e da Zack Snyder, che invece l’ha scelta per «Watchmen», trasposizione del graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons, per la sequenza dei funerali del «Comico», il personaggio che nel film uccide John Kennedy.
Il grande valore simbolico della canzone è emerso, di recente, quando Paul Simon, da solo con la chitarra, l’ha cantata al Ground Zero Memorial di New York in occasione del decennale della strage dell’11 settembre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


  Il film  

Dustin, il laureato che rivoluzionò Hollywood

Gabriele Grasselli

Impossibile sentire «The Sound of Silence» o «Mrs. Robinson» e non pensare immediatamente a «Il laureato». Impossibile vedere una foto del «Laureato» e non ricordarsi «The Sound of Silence» o «Mrs. Robinson». Impossibile anche vedere una Duetto rossa e non immaginarsela veloce e bellissima nelle sequenze celebri del film di Mike Nichols.
Altro che film culto, «Il laureato» è leggenda. L'anno in cui uscì, il 1967, segnò la svolta per Hollywood: i temi si fecero d'improvviso caldi, la violenza e l'erotismo, l'intolleranza razziale e la droga sul grande schermo si fecero questioni più esplicite. Titoli che sono storia: da «Gangster Story» a «A sangue freddo», dalla «Calda notte del'ispettore Tibbs» a «Indovina chi viene a cena», da «Nick Mano Fredda» a «Gli occhi della notte». In questo contesto «Il laureato», pur annoverabile fra le commedie, è l'opera forse più dirompente: imparata la lezione del Free Cinema inglese e della Nouvelle Vague francese e applicata al milieu californiano, il regista Nichols prende un Dustin Hoffman alle primissime armi e ne fa un divo confezionando un film imprescindibile per l'innovativo uso della musica pop, la trasgressiva impronta sessuale, la bravura degli interpreti tra cui la superlativa Anne Bancroft e una giovanissima Katharine Ross.
Anche l'accademia degli Oscar si accorge della portata rivoluzionaria del film portandolo alla nomination nella categoria «best picture» insieme a tutti e tre gli interpreti principali, ma la statuetta alla fine va soltanto alla regia.