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MOTOR VALLEY

Giampaolo Dallara, premiato il signore del vento

di Roberto Longoni -

07 aprile 2019, 13:12

Giampaolo Dallara,  premiato il signore del vento

Per l'omaggio a Giampaolo Dallara, si è messa in moto la storia a quattro ruote. Risalgono la corrente degli anni e del Ceno Fiat granluce e Balilla, Alfa Romeo 1900 super, Giulietta o Gt junior, Lancia Fulvia, Appia Zagato e Porsche 943 ante 1970. Tra loro, una Falcon Shells del 1957 senza capote, quasi uno sberleffo al cielo imbronciato. Per raggiungere la Dallara a Varano Melegari, basta seguirle (una parola: ad alcune i piloti hanno sciolto le briglie) lungo la provinciale. Non «vecchie signore», ma auto diversamente giovani, alimentate a passione si fermano dietro l'azienda. E il parcheggio si trasforma in esposizione all'aperto, vicino a quella di marca Dallara nella struttura a rampa curvilinea disegnata da Alfonso Femia.
Dall'eterogenea scuderia scendono i soci dell'Automotoclub storico italiano venuti da ogni dove. La visita del museo è il giusto prologo al tributo d'onore del club al grande costruttore. Ogni auto narra di lui: dalla Lamborghini Miura alla Zbike con la quale Andrea Zanardi vinse le Paralimpiadi di Rio all'Sp 1000 del 1972, la prima realizzata dall'ingegnere per la propria azienda. Dalle Lancia Lc1 e Lc2, che diedero la polvere alle Porsche, alla Sp2 che vinse la 24 ore di Daytona alle varie Formula 3 dal 1985 costruite con materiali ultraleggeri. E ultraresistenti. Ne sa qualcosa Sophia Flörsch, che si è schiantata a 270 all'ora a Macao in novembre. «Sia lei che il team hanno scritto per ringraziare». Un trofeo in più. «Il nostro scopo è realizzare le vetture da competizione più veloci e sicure»: è Dallara a scriverlo.
A proposito di vittorie, la dice lunga la Formula Indy con la quale Eddie Cheever conquistò la 500 miglia di Indianapolis. Dal 1998, vinta 18 volte; inoltre, dal 2012 i telai in gara sono solo Dallara. Troppe macchine costruite per gli altri. E così la Stradale («Un'auto studiata per comportarsi bene sia sulle strade sconnesse che in pista» dirà l'ingegnere), gioiello di serie dell'azienda (ne verranno realizzati 600 esemplari) che chiude l'esposizione è targata Me 002, che tradotto fa «anch'io». Il costruttore dovette sospirarla un bel po', per poterla guidare per l'80esimo compleanno, nel novembre del 2016.
«La rampa del museo che circonda i coni dell'Academy puntati verso l'alto, verso il futuro - dirà poco dopo in auditorium Andrea Pontremoli, amministratore delegato della Dallara -. Dalla storia dell'automobilismo al futuro dell'automobilismo».
«Se queste valli possono continuare a vivere, è grazie all'auto» sottolinea Giampaolo Dallara, rispondendo a Danilo Castellarin. L'ingegnere (è laureato in Ingegneria aeronautica) racconta i propri esordi a chi lo intervista per «ringraziare l'orgoglio del made in Italy». «Tutti i giorni se ne imparava una: anche dagli errori». Da Ferrari a Maserati a Lamborghini. Un giovane che prometteva bene: tanto che il Drake, credendo che avesse lasciato Maranello per tornare a casa, si presentò a Varano, per chiedere al padre di convincerlo a ripensarci. «Ho figurato male, ho sbagliato: non credevo di avere tanto da imparare». Una professione di umiltà premiata con l'applauso. «Difficile sentire parole del genere oggi» incalza Castellarin. «No. Conosco molti giovani pronti ad ammettere gli errori» ribatte l'ingegnere.

Giovani ingegneri preoccupati per il loro futuro, alle soglie della rivoluzione elettrica. Per questo Dallara, alla fine di una lezione in Academy, ha dovuto rassicurarli: «Noi montiamo il propulsore». L'azienda si occupa del resto: aerodinamica, dinamica del veicolo e materiali compositi. Di questo si parla. E di sicurezza, illustre sconosciuta fino a pochi decenni fa. Basti pensare a Montecarlo, «con le balle di paglia a coprire le bitte e i palombari pronti a recuperare i piloti finiti in porto». Un'altra era. Tanto che ora quasi ci si crede immuni da tutto. «E la Ferrari? - chiede Castellarin -. Dal 2007 le va male». «È la più forte - ribatte Dallara -. E tra 8 giorni spero lo dimostri: del resto, mi diverto solo quando vince». Applauso. E poi il premio consegnato da Maurizio Speziali. «Lei rappresenta il passato e il futuro» dice il presidente Asi. «La vostra - aggiunge Palmino Poli, consegnando la targa della Federation Internationale Vehicules Anciens di cui è consigliere - è un'azienda che crede nel territorio, che difende l'industria italiana, nella quale gli imprenditori mettono la faccia e il nome». L'industria del passato con la ricetta vincente per affrontare il futuro.