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EDITORIALE

Pd, questione morale nuova spina per Zingaretti

di Vittorio Testa -

14 aprile 2019, 16:25

Pd, questione morale nuova spina per Zingaretti

Dopo gli arresti dei vertici regionali in Umbria, avvenuti a ridosso della nomina di Nicola Zingaretti a segretario, non è azzardato prevedere che il Pd non riuscirà a risollevarsi dal tracollo avvenuto il 4 marzo dell’anno scorso. Oltre al danno d’immagine, esiziale a quaranta giorni dalle elezioni europee, si ripropone nel maggior partito della sinistra la questione morale. Ironia della sorte: posto sul tappeto trentacinque anni fa da Enrico Berlinguer che denunciava la corruttela imperante nei partiti, ma ritenuto dai più un fatto riguardante la Dc e il Psi, quell’atto d’accusa torna a deflagrare proprio sulla forza politica erede, a suo dire, dell’ascetico segretario «eurocomunista». Il nuovo corso annunciato da Zingaretti, peraltro privo di una credibile proposta politica alternativa, si trova a dover affrontare il macigno di inchieste giudiziarie che, oltre al caso Umbria, tengono tutt’ora sotto schiaffo diversi esponenti «piddini» in varie regioni, dall’Abruzzo alla Basilicata alla Calabria. Per non dire delle divisioni interne: un’attività carsica che periodicamente sbocca in superficie rivelando malumori e sospetti tra Renzi e i renziani, Calenda e i calendiani, Martina e i suoi martiniani. Fino a ieri i sondaggi, questa fiera del virtuale rivelatasi un reale filone aurifero per molti veggenti, strologavano un Pd in recupero, giunto cioè al 21 per cento: 2 punti sopra il tragico dato del 2018 ovvero un piccolo rinforzo del bunker-rifugio di sopravvivenza in attesa di un rilancio di proposte in grado di porsi come credibile antagonista del Movimento 5 stelle e della Lega, le due sanguisughe che, specie il primo, avevano vampirizzato il Pd. Pd ritenuto e punito dall’elettorato che lo vedeva come il partito della classe medio-alta, dimentico, nei suoi cinque anni di governo,delle fasce più deboli, dell’impoverimento anzi della scomparsa del ceto medio. Un partito complice nella gestione opaca e obliqua di certe banche, legato da interessi nella gestione del potere con il mondo dell’alta finanza.Un anno dopo la percezione del Pd da parte dell’opinione pubblica non è affatto cambiata: gli avversari, l’attuale governo, sono riusciti a convincere moltissimi italiani che la responsabilità del declino nazionale, dell’impoverimento e dei disservizi ricade su “quelli che c’erano prima”, come ripetono Salvini e Di Maio. La realtà è diversa e più complessa, ma l’inesausta predicazione dei Dioscuri litigiosi ma complici ha insufflato in tantissimi questa certezza. E infine, qualcuno del Pd ci ha messo del suo, vedi il senatore Zanda, uomo serio e pacato, proponente una legge per agganciare gli stipendi dei nostri onorevoli a quelli del Parlamento europeo: cioè passare da 14 mila euro mensili a circa 19 mila.A nulla è valsa l’autentica disperazione di Zingaretti, trovatosi questa sorpresina come primo regalo al suo insediamento. Anche le elezioni Primarie del segretario, certo un lodevole momento di partecipazione, sbandierate come un successo epocale per l’afflusso alle urne di 1 milione 600mila persone, in realtà è un mezzo disastro rispetto ai 3milioni e 100 mila votanti nel 2009 e ai 2milioni e 800 mila del 2014. C’è chi da tempo ritiene che il Pd sia ormai morto: la modificazione del suo Dna di partito difensore degli operai e dei ceti deboli a partito della classe alta, rischia in effetti di avere provocato guasti irreparabili. L’ultima, definitiva verifica è tra quaranta giorni: sarà una pasqua di resurrezione politica? Al di là delle opinioni, sarebbe un fatto positivo. Che il centro-sinistra non riesca a costruire un’offerta di alternativa politica,e quindi di alternanza,non è certo un bene per la democrazia.