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EDITORIALE

Salvini-Di Maio lite infinita per raccogliere qualche voto

di Domenico Cacopardo -

15 aprile 2019, 16:06

Salvini-Di Maio lite infinita per raccogliere qualche voto

Il quadro dei problemi e delle prospettive dell’opposizione di sinistra al governo giallo-verde sembra definito nei termini descritti ieri, su queste colonne, da Vittorio Testa. Con la clamorosa appendice del procedimento giudiziario apertosi a Perugia nei confronti del segretario regionale del Pd e del direttore generale della sanità: un evento che darà fiato alle trombe grilline e che influirà sull’esito delle elezioni del 26 maggio. Quando tutto sarà chiarito, qualunque sia l’esito –e non è da escludere che gli imputati siano completamente scagionati, con danno d’immagine politica -personale e di partito- già consumato-, sarà troppo tardi. Anche perché il romanesco segretario del partito, Zingaretti, non ha usato alcuna cautela nel condannare i prevenuti e nel negare loro il dubbio che la medesima Costituzione pretende nei confronti degli accusati. Ma così va il mondo (italiano) almeno dal 1992.

Occorre però affrontare lo stato della maggioranza e le sue prospettive attuali. Lega e 5 Stelle sono protagonisti di questa fase interlocutoria, nella quale, tuttavia, sono state gettate le basi di un domani molto prossimo: quello del momento in cui dovranno mettere mano a una legge di stabilità 2020, sulla quale graveranno le nuove costosissime promesse, prima fra esse la flat tax. Le polemiche, quindi, in corso e quelle che verranno, vanno inquadrate nell’ottica della visibilità – che Salvini e Di Maio pretendono e dell’immediato riscontro sui media, cassa di risonanza – soprattutto la Rai (niente di nuovo) - dell’universo governativo.
È questo metodo che inquieta, più del merito delle tante piccole e grandi polemiche tra i due vicepresidenti, con il primo ministro Conte, ormai schierato con i grillini, contenuto - con l’equilibrio e la competenza che gli sono riconosciute - da Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario-segretario del consiglio dei ministri, più potente dei ministri.
Un metodo che consiste nel dire e fare soltanto ciò che serve per coltivare il proprio e convincere l’altrui elettorato, dimenticando il dovere che incombe su qualsiasi persona incaricata di esercitare pubblici poteri: si tratti di un ministro o dell’ultimo dei commessi ministeriali. Perseguire sempre e comunque il pubblico interesse, nel rispetto della legge. Mai come in questi mesi abbiamo constatato quanto lo scopo elettoralistico confligga con lo scopo istituzionale. Si è giunti a piegare il concetto di pubblico interesse al divieto di sbarcare dalla nave italiana (e perciò territorio italiano) Diciotti i disgraziati che vi erano stati ricoverati.
Riusciranno i nostri eroi Salvini e Di Maio ad andare avanti usando questi toni, continuando queste polemiche, tirandosi l’un l’altro gli stessi calci? Vedrete: ci riusciranno, perché l’interesse principale di entrambi è l’esercizio del potere.
Ogni evento sarà piegato a questa esigenza. Compresa la crisi libica.
C’è solo da vedere se i fatti e i numeri non si ribelleranno a ogni sottovalutazione, a ogni forzatura partitica.
La tragicommedia italiana continua.
Per chi ama la Patria uno spettacolo indecoroso, di cui un giorno o l’altro vedremo l’epilogo.