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Ape Museo

Tra reperti e nuove tecnologie un tuffo nei millenni del Mare nostrum

di Antonio Bertoncini -

15 aprile 2019, 12:21

Tra reperti e nuove tecnologie un tuffo nei millenni del Mare nostrum

Il Mare nostrum (il Mediterraneo dei Romani)? Si trova in via Farini, all’Ape Museo. Millenni di migrazioni, pagine di storia scovati nel Mediterraneo a cento metri di profondità, costituiscono il cuore pulsante della mostra «(In)accessibile - storie dagli abissi del mare di Sicilia», allestita per iniziativa di Fondazione Monteparma, Regione Sicilia e «Aquacorps», che hanno dato vita a un progetto espositivo capace di fondere la storia con le tecnologie più avanzate, per farci tuffare idealmente nel mare teatro di tante vicende che hanno segnato la nostra civiltà.

La mostra, che apre oggi la pubblico, si potrà visitare fino al 7 agosto (chiusura il lunedì). «È un progetto avvincente, frutto di un impegnativo lavoro di squadra – ha affermato Roberto Delsignore, presidente della Fondazione davanti a un folto pubblico, fra il quale il sindaco Federico Pizzarotti - che abbinando reperti straordinari, frutti di avventurosi ritrovamenti, alle più innovative tecnologie, ci regala racconti di particolare intensità, avvicinandoci ai tesori custoditi dalle acque del Mediterraneo».

Il presidente, ringraziando curatori, partner e mondo imprenditoriale, ha avuto un pensiero particolare per un relatore che mancava al tavolo: l’assessore regionale e archeologo siciliano Sebastiano Tusa, scomparso il 10 marzo nel disastro aereo del Boeing 737 dell’Ethiopian Airlines, e ha chiuso citando Manzoni: «La storia è una guerra contro il tempo, in quanto chiama a nuova vita fatti ed eroi del passato». Per l’assessore Michele Guerra «la mostra permette di sfruttare la grande forza innovativa del luogo che la ospita. Il virtuale – ha detto, riferendosi all’uso delle nuove tecnologie come compendio ideale ai reperti storici – fa ormai parte della nostra società, ci consente di partire dal passato per conoscere meglio il presente».

Domenico Vera, a nome dei curatori della conferenza storica abbinata alla mostra, è partito dalla battaglia delle Egadi (241 a.C.), origine dei più importanti ritrovamenti in mostra, per ricordare che «i nostri valori sono ancorati all’esperienza romana, e la guerra fra Roma e Cartagine segna la vittoria del modello occidentale». Che «a duemila anni di distanza la cultura batte il tempo» lo ha ricordato Irene Rizzoli, affermando che «la mostra accende una nuova luce, anche per noi come impresa legata al mondo del mare». Infine, il curatore Francesco Spaggiari, affiancato da Alba Mazza, ha sottolineato la passione dei volontari del Global Underwater Explorer, che vanno da vent’anni sott’acqua, «per restituire al mondo questi veri e propri tesori carichi di storia e di simboli (purtroppo poco conosciuti), con lo scopo di rendere accessibile l’inaccessibile».

La nuova tecnologia, con le app e il visore tridimensionale, coordinata da Luca Pelezza, è un veicolo potente per dare vita ai reperti. In mostra, con la magia del visore 3D che ci fa tuffare nella profondità del Mediterraneo, le anfore della collezione di Guidobaldo Dalla Rosa Prati, i bacini per uso rituale, i ceppi delle ancore, gli elmi corinzi di bronzo, e due stupendi rostri romani della battaglia delle Egadi, che segnò la vittoria della Prima guerra punica, nonostante la scritta sull’unico rostro cartaginese esposto «E che la lancia produca molto male».