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EDITORIALE

Solidali con i fratelli francesi

di Domenico Cacopardo -

17 aprile 2019, 15:15

Solidali con i fratelli francesi

No. Noi non apparteniamo alla schiera - non esigua non ingente - di coloro che hanno postato e postano faccine ghignanti di gioia per l’incendio che ha distrutto gran parte della cattedrale di Parigi, Notre-Dame. No. Noi apparteniamo alla civiltà europea, quella che proprio lunedì, il giorno del fatale rogo, celebrava – clamorosa l’assenza del nostro governo – in prossimità di Aix en Provence i 500 anni di Leonardo da Vinci, il più emblematico e puro dei geni italiani, con una grande partecipazione di folla, nella quale spiccavano molti francesi dalle cravatte tricolori, del tricolore italiano. Gemello di quello d’oltralpe cui s’è ispirato.
No. Soprattutto noi che viviamo a Parma e abbiamo potuto apprezzare il particolare spirito di una città cosmopolita come la nostra (è di ieri la notizia della presenza di una delegazione di chirurghi cinesi di Shanghai con la missione di definire una forte collaborazione scientifica con la nostra università-ospedale), nella cui storia ha un peso cardinale il rapporto secolare con Parigi.
No, noi siamo europei proprio perché l’Italia è il Paese del Rinascimento, nato sull’Arno e diffusosi in tutto il continente, della scienza (Leonardo, Galilei, Volta, Marconi, Fermi), della musica (ad Aix, hanno suonato Verdi e Puccini), dell’architettura, della religione cristiana che, bon gré mal gré, è parte costitutiva dell’ethos europeo.
Di quest’ethos fa parte Notre-Dame, consacrata nel 1182, punto di passaggio dal Romanico al Gotico, luogo di tante cerimonie, fra le quali spicca l’incoronazione dell’imperatore Napoleone, celebrata da Pio VII, e di custodia di importanti reliquie, compresa la Corona di spine.
Notre-Dame non è soltanto un tempio parigino: è un tempio europeo, nel quale laici e cristiani si riconoscono pienamente, trovandovi un fondamento della loro storia.
È difficile stabilire l’eziologia dell’incendio. Per tutti noi è preferibile che si sia trattato di tragica fatalità, analoga a tante vissute nel mondo, e, da noi, il Duomo di Torino e la Fenice: tireremmo un sospiro di sollievo, proprio per le conseguenze che deriverebbero da un attentato.
Un errore umano può essere compiuto da tutti e da tutti subito.
Oggi non si indulga sulle differenze, sulle divergenze, sulla concorrenze. I fratelli coltelli depongano le armi e tornino a essere ciò che la natura impone loro: solidali e, appunto, fratelli.

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