Sei in Archivio

EDITORIALE

E' amaro l'uovo di Pasqua del Def

di Marco Magnani -

19 aprile 2019, 13:25

E' amaro l'uovo di Pasqua del Def

Nell’uovo di Pasqua del Documento di economia e finanza (Def) recentemente approvato dal Consiglio dei ministri ci sono tre sorprese. Tutte negative.
La prima è l’andamento tendenziale, cioè la crescita attesa, per il 2019: un misero 0,1%. Tutta l’Europa sta rallentando, ma l’Italia si è fermata. Il secondo aspetto preoccupante è che l’andamento programmatico – la crescita che il Governo pensa di ottenere con la politica economica – è 0,2%. Numeri trascurabili. Il terzo problema è che solo qualche mese fa il Governo aveva stimato una crescita di 1,2% e su tale numero aveva negoziato con la Commissione europea un target deficit/pil pari a 2,04% (peraltro già salito nel Def a 2,4% per reddito di cittadinanza e quota100). Crescere 0,2% anziché 1,2% significa meno pil per 17-18 miliardi e meno entrate fiscali.
La situazione presenta due rischi. Uno è la possibilità – smentita dal Governo – di una manovra correttiva. Che potrebbe salire di altri 23 miliardi per evitare aumenti Iva e accise nel 2020. E che deprimerebbe ulteriormente l’economia. Il rischio alternativo è che l’ammanco sia scaricato sul deficit di bilancio, portandolo a sforare il 3% (Banca Italia stima il 3,4%). In un tale scenario, più che la reazione dell’Europa sarebbe da temere quella dei mercati finanziari. Un incremento dello spread – la differenza di rendimento tra titoli pubblici italiani e tedeschi - può infatti rapidamente generare tensioni sul sistema bancario, grande detentore di debito pubblico. Con effetti a catena difficili da fermare.