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IL DISCO

Grateful Dead, mezzo secolo di Aoxomoxoa

di Michele Ceparano -

19 aprile 2019, 23:22

Grateful Dead, mezzo secolo di Aoxomoxoa

Tribale, oscuro, esoterico. Ma, ovviamente, anche acido. E' stato definito in tanti modi l'album “Aoxomoxoa” dei Grateful Dead che in questo 2019 compie cinquant'anni. Misterioso già dal palindromo che dà il titolo al disco, è un lavoro che sprigiona suggestione e non solo per la storia del gruppo statunitense capitanato da Jerry Garcia, chitarrista scomparso nel 1992. Band della controcultura hippie che aveva tra le sue caratteristiche quella del massiccio uso di droga: marijuana, lsd, ma anche mescalina e quel pejote divenuto famoso per i libri scritti da Carlos Castaneda. Non solo Castaneda, però, ma anche riferimenti a Tolkien (non va dimenticato che “Il signore degli anelli” andava forte tra gli hippie americani) si possono ritrovare tra le righe dei brani di questo terzo lavoro dei Grateful Dead, considerato uno dei punti più alti toccati nella loro storia e che rappresenta l'ultimo “capitolo” di acid rock “puro” prima della svolta folk.
Proprio “Mountains of the moon”, forse il brano più interessante dell'intero lavoro, ha riferimenti tolkieniani: Tom Banjo altro non sarebbe che Tom Bombadil. Assieme a lui altri personaggi oscuri e misteriosi come la figlia del mercante di giada, la cornacchia nera, i re e le regine che danzano e la Sibilla volante. Altre perle del viaggio con i Grateful Dead la ritmata “St.Stephen”, la ballata “Dupree's diamond blues”, la psichedelica “China cat sunflower”, la lunga (dura più di otto minuti), allucinante e allucinata “What's become of the baby”. Nell'agosto di quel '69 i Grateful Dead saranno tra i protagonisti del megaconcerto di Woodstock e a novembre uscirà il doppio dal vivo Live/Dead che esalterà ancora di più la verve della band americana.