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EDITORIALE

Salvini-Di Maio, Ok Corral in salsa romanesca

di Domenico Cacopardo -

20 aprile 2019, 15:20

Salvini-Di Maio, Ok Corral in salsa romanesca

La sensazione che i continui contrasti tra le due forze di governo possano manifestarsi con insanabile gravità su uno qualsiasi degli argomenti di quotidiana polemica ha trovato in questi giorni conferma intorno all’iscrizione del sottosegretario Armando Siri (Lega) nel registro degli indagati per corruzione a Roma e a Palermo per una ipotesi di tangente per l’introduzione – fallita – di un emendamento al Def 2018 a favore delle energie rinnovabili che avrebbe favorito, fra tanti, un imprenditore considerato vicino a Matteo Messina Denaro. E, quasi subito, per le accuse presentate all’autorità giudiziaria, dall’ex amministratore dell’azienda rifiuti del comune di Roma nei confronti della sindaca Virginia Raggi.
Di Maio, cui anni di cieco giustizialismo impongono posizioni rigidissime, ha invocato le immediate dimissioni di Siri: l’interessato e il suo leader Salvini si sono opposti (e per motivi di concorrenza non potevano non farlo), mentre l’ultimo ha invocato urgenti dimissioni della sindaca di Roma.
I gladiatori sono quindi in campo per un Ok Corral in salsa romanesca. Si batteranno, infine?
Anche se Di Maio accusa Salvini di provocare la crisi e di essere in trattativa con Berlusconi per formare un altro governo, lo scontro potrebbe essere più simulato che reale. I due protagonisti non hanno alcun interesse a presentarsi all’elettorato italiano, il 26 maggio, come sconfitti dall’incompatibilità politica.
Il pomo della discordia attuale, però, è serio e difficile da maneggiare. Nei deprecati tempi della prima Repubblica, un Siri qualunque si sarebbe dimesso «per difendersi meglio e per evitare danni al partito». Oggi, non più. Salvini, dopo le varie battute d’arresto recenti, dopo la sequela di «no» di Di Maio, dopo il ridimensionamento dei consensi preelettorali non può perdere la battaglia di Siri. Per questa ragione la simulazione dello scontro potrebbe non reggere.
Siamo quindi giunti a la «hora de la verdad»? Va tenuto presente che il governo giallo-verde non è espressione della volontà popolare. 5Stelle e Lega si sono presentati alle elezioni in contrapposizione e, di fronte all’assenza di una maggioranza parlamentare, hanno realizzato un governo secondo la formula voluta da Napolitano nel 2013: destra-sinistra. Anche questo determina le inconciliabilità che scopriamo ogni giorno.
Perciò «el dia de la verdad» potrebbe essere in arrivo. Mancherebbe la «hora».

www.cacopardo.it