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il messaggio

Il Vescovo Solmi: "Le croci di tanti sono le nostre: che sia una Pasqua collettiva"

21 aprile 2019, 13:34

Il Vescovo Solmi:

Il messaggio del Vescovo Enrico Solmi in occasione della Pasqua.

Per i parmigiani la Pasqua ha immagini molto chiare. Scolpite nella pietra. Salendo nel transetto destro della Cattedrale ecco la ”Deposizione“ dell’Antelami e, in piazza Duomo, il Battistero più bello del mondo. Sono la Pasqua: il sacrificio di Cristo deposto dalla Croce gemmata, presaga della Risurrezione che è testimoniata dalle donne che, nella parte sinistra della lastra, tornano la mattina di Pasqua dal sepolcro; il fonte battesimale, dove continua l’efficacia del Mistero Pasquale in chi riceve il Battesimo. Come le diciannove persone di questa notte.
È la Pasqua di Cristo che abbraccia e solleva tutte le “pasque”. Perché pasqua significa passaggio. Dalla croce, da esperienze di morte, alla speranza e alla vita. Pensiamo alla solitudine. Gesù invoca la compagnia degli apostoli nel Getzemani. Da solo passa l’atrocità del processo, ma ritrova la consolazione di persone amate nell’ora della morte. Fare gli auguri di Pasqua di persona e regalare qualche minuto del nostro tempo è un dono atteso e rende speciale un giorno che resterebbe grigio e triste.
Poi c’è lo stillicidio della morte provocato dalle dipendenze e quello inferto da chi sfrutta, abusando del suo potere sugli altri. Donne e uomini resi schiavi, come gli ebrei in Egitto, prigionieri di sé o di altri. Anche per loro deve esserci una terra promessa per vivere liberi.

A volte non riescono neppure a gridare a cercare un futuro, ma loro stessi sono un grido perché la città, che resta indifferente, non accusi soltanto, ma si interroghi su come vive. La libertà di queste persone passa anche attraverso l’esodo di una città che, non più ripiegata sulle cipolle di Egitto, comode e appaganti, decida di cambiare e rischiare per la libertà di tutti.
Ci sono anche le croci quotidiane. È la gente di Parma. Siamo noi. Lontani, per lo più, dai temi maggiormente dibattuti sui media, dalle manifestazioni roboanti, perché occupati dalla vita vera, dalle croci normali e da quelle straordinarie. È il passaggio dalla “Parma da bere” alla gente di Parma. È l’impegno per una pasqua collettiva, nella quale il triangolo si rovescia e la base va al vertice e il vertice è sotto, per servire. Interessandosi, amando, rinunciando a tutto il resto, che non sia vicinanza e amore. Un passaggio che interessa tutti i livelli. Dalle case, alla Chiesa, al potere civile e amministrativo.
La vocazione europea e internazionale della nostra città, inoltre, ci rende consapevole che la morte e le croci di tanti sono nostre. Un’urgenza atroce: la guerra in Libia e i tanti che là rischiano la morte. Non c’è narcotico che possa addormentarci o distrazione che possa distoglierci da questi drammi.
Fare pasqua è possibile, è a portata di ognuno, perché è dentro di noi. Basta fare un semplice passaggio, mettendo al posto di chi porta una di queste croci il volto di una persona amata: padre, madre, figlio, figlia, amica, amico. Un impegno che non resta chiuso in noi. Può diventare scelta collettiva, perché la nostra persona è intrinsecamente sociale e il nostro giudicare e scegliere tracima da noi stessi e contamina tutti. Nella fede c’è un passaggio ulteriore: vederci Gesù. E si apre la convinzione che i nostri passaggi non sono gesti prometei o frutto di uno sforzo impossibile, quanto piuttosto rispondere, o meglio ancora, seguire la via che Lui ha percorso. “Avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò sino alla fine”: siamo beneficiati da questa sua scelta che si protrae oltre la morte, perché Gesù la vince. Apre la speranza della vita che non finisce e del bene che si afferma in noi e si conferma attorno a noi. Solo se noi Lo lasciamo passare nella nostra vita. Buona Pasqua a tutti.