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EDITORIALE

«Le faremo sapere». E i talenti fuggono

di Patrizia Ginepri -

23 aprile 2019, 14:57

«Le faremo sapere». E i talenti fuggono

«Le faremo sapere» è un modo elegante per dire che ci sarà un feedback solo in caso di esito positivo. Per chi cerca lavoro, oblio e frustrazione si materializzano con questa frase iconica, frutto di un codice richiamo-non richiamo che crea false aspettative.
Ma c'è di peggio. Oggi le armi sono il computer e le e-mail, con cui eserciti di neolaureati e neodiplomati inondano l'agorà delle cosiddette «posizioni aperte». In rete, centinaia di profili professionali fluttuano inutilmente, fine a se stessi. Dopo qualche tempo,
senza uno straccio di contatto, tra gli aspiranti occupati si insinua un sospetto: il fatidico colloquio non avverrà mai e non risuonerà neppure l'agognato «le faremo sapere». In tutto questo, che fine fa la meritocrazia?
«Se non posso presentarmi, come faccio a fa valere le mie carte», chatta in un blog uno dei tanti che sognano una stretta di mano.
Secondo l’Isfol oltre un terzo degli italiani trova lavoro con l’aiuto delle proprie conoscenze. Nel frattempo alcuni (s)fortunati potrebbero aver guadagnato un tirocinio retribuito, scoprendo che spesso la paga copre a malapena benzina e pranzo e che, dopo un massimo di sei mesi tutto torna come prima. Non c'è da stupirsi se i giovani scappano all'estero. E pensare che siamo in un Paese alla continua ricerca di talenti.
patrizia.ginepri@gazzettadiparma.it