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Torino

Bomba al parco Ducale del 2005 (e altri attentati): processo agli anarchici Fai-Fri, 5 condanne e 18 assoluzioni

24 aprile 2019, 23:05

Bomba al parco Ducale del 2005 (e altri attentati): processo agli anarchici Fai-Fri, 5 condanne e 18 assoluzioni

Cinque condanne e diciotto assoluzioni. Si chiude così, a Torino, il maxi processo per terrorismo agli anarchici accusati di avere dato vita alle Fai-Fri, i gruppuscoli che dal 2003 al 2016 si sarebbero resi autori di una quantità di «azioni dirette» - dagli ordigni ai plichi esplosivi - contro politici, giornalisti, forze dell’ordine. Un'indagine che coinvolge l'attentato al Ris nella nostra città nel 2005: un ordigno esplosivo collocato vicino al contatore del gas della sede di Palazzo Ducale. Un tubo pieno di dinamite e bulloni. Un ordigno potenzialmente letale riconducibile alla Fai-Federazione anarchica informale con una  lettera di rivendicazione in cui era stato indicato per filo e per segno il luogo dove trovare l'ordigno: un «armadio metallico contatore gas» all'interno del quale c'era una borsa di plastica bianca che conteneva una piccola scatola di cartone da cui si intravedevano fili e un timer. L'area venne transennata e si cominciò a cercare anche un secondo ordigno che non venne mai trovato. Ma per i tecnici le tracce rinvenute nel tubo del parco Ducale furono fondamentali indirizzando i sospetti su alcuni anarchici. In una decina di anni sono stati cinquanta gli attentati rivendicati, mentre le forze dell'ordine indagavano. nel mirino carabinieri e poliziotti. Una vicenda che oggi, con la sentenza dei giudici della Corte d’Assise di Torino ha il suo finale: vent'anni di carcere ad Alfredo Cospito, 17 anni ad Anna Beniamino, 9 anni a Nicola Gai, 5 anni a Marco Bisesti e ad Alessandro Mercogliano. Il pm Roberto Sparagna aveva chiesto ventidue condanne (su ventitrè imputati) per un totale di 204 anni.
Rispetto all’impostazione della procura piemontese, formulata al termine di un’indagine chiamata in codice "Scripta Manent", è rimasta valida l’ipotesi dell’esistenza di una vera e propria associazione con finalità di terrorismo, i cui esponenti principali risiedevano a Torino. A cadere è stata l’accusa di istigazione a delinquere, legata agli innumerevoli articoli, proclami e testi di rivendicazione - almeno 313 - comparsi nel corso degli anni su riviste e siti di area (in particolare "Croce Nera"). E’ stato assolto, per esempio, l’imputato Gioacchino Somma, che in una delle ultime udienze si era attribuito la paternità di una serie di scritti dichiarando di essere «antiautoritario, individualista, per l’insurrezione e per la distruzione dello Stato-Capitale».
La Fai-Federazione anarchica informale fu costituita nel 2003 dall’unione di diverse cellule già operative. Seguirono i pacchi bomba (tra il 2005 e il 2006) agli allora sindaci di Bologna e Torino, Sergio Chiamparino e Sergio Cofferati, al questore di Lecce, al giornalista Beppe Fossati (direttore del quotidiano Torino Cronaca); poi le bombe a una caserma dei carabinieri di Fossano, nei giardini della Crocetta a Torino, nel Parco Ducale di Parma, e molto altro. Nel 2012 l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, venne ferito a colpi di pistola: per l’attentato, in un processo diverso, Gai e Cospito sono stati condannati in via definitiva.
Nel 2011 le Fai aderirono al Fri-Fronte rivoluzionario internazionale, una sorta di network attivo in numerosi Paesi del mondo (Grecia, Inghilterra, Olanda, Indonesia, Messico, Sudamerica) che ancora continua a compiere le sue «azioni dirette": l’ultima, pochi giorni fa, contro il consolato russo ad Atene.
Nel 2017, da Torino, scattarono gli arresti. Secondo una stima dell’Avvocatura dello Stato l’indagine "Scripta Manent" ha comportato spese, per la sola polizia, pari a quasi due milioni di euro.