Sei in Archivio

TORRILE

Il dentista che cura i piccoli orfani in Congo

24 aprile 2019, 08:00

Il dentista che cura i piccoli orfani in Congo

Chiara De Carli

TORRILE Tra San Polo di Torrile e il quartiere di Mont Ngafula, a 30 km da Kinshasa in Congo, ci sono quasi ottomila chilometri. Ma a connettere questi due luoghi, così diversi tra loro, c’è un «filo», sottile ma forte, creato dall’associazione Oltre il sorriso onlus, associazione di medici e odontotecnici che offre assistenza alle popolazioni disagiate dei paesi in via di sviluppo. Con loro è partito anche Gian Domenico Paini che, convinto dalla bontà del progetto, si è «preso le ferie», ha chiuso lo studio e, riempite tre valigie di strumenti, si è imbarcato sull’aereo diretto nel cuore dell’Africa. Una missione che lo ha portato in una struttura che ha ben poco a che fare con quelle a cui è abituato chi si siede, in Italia, sulla poltrona del dentista. Creato da «Mama Coco» e gestito da padre Hugo Rios della Comunità dei Missionari Clarettiani, che ha investito tutto ciò che aveva per realizzare un piccolo ospedale pediatrico con case di accoglienza e una scuola in cui si cerca di insegnare un mestiere ai ragazzi, l’hub di Kimbondo è l’unica struttura in Congo nella quale i bambini possono ricevere cure gratuite. «Il problema principale è la corrente elettrica che spesso manca: si lavora al caldo, su una sedia e con una torcia sulla fronte. Molti in precedenza hanno portato o inviato attrezzature di seconda mano ma se si rompe qualcosa non ci sono i ricambi per sistemarla. Qui i livelli di assistenza sanitaria pubblica sono a zero e non esistono ambulatori odontoiatrici pediatrici gratuiti quindi gran parte del lavoro è stato anche di prevenzione alle malattie». I 35 anni di esperienza hanno giocato un ruolo fondamentale ma lo stress psicologico è stato comunque altissimo. «Avevo già fatto del volontariato con altre associazioni, in Guatemala e Nicaragua ad esempio, ma partivo sempre come medico generico non come specialista. Questa esperienza è però faticosissima: si lavora in un orfanotrofio con 800 bambini, oltre 150 dei quali sotto i tre anni e circa 100 con gravi handicap». Impegnato nella «squadra» che assisteva i bambini con disabilità mentali e fisiche, Paini ha vissuto giorni «al limite» ma ha potuto scoprire luoghi, culture, persone e mentalità più «lontane» ancora degli ottomila chilometri da casa. «La città è la peggiore che ho visto al mondo: ci sono 12 milioni di poveri che vivono per strada. Intanto che ero là, hanno portato in orfanotrofio una bambina di circa un anno trovata in discarica. E in più c’è molto razzismo: ci vuole diverso tempo perché le persone del posto capiscano che non sei un bianco che vuole fare soldi sulla loro pelle e possano quindi fidarsi». Il ritorno a casa non ha segnato la fine dell’avventura, anzi. «I mezzi per aiutare li abbiamo e, se si vuole, si può fare molto. Dalla fine dell’anno avremo a disposizione strutture nuove e potremo fare un lavoro qualitativamente migliore». E l’invito a fare è anche rivolto agli altri medici: «Chiudere l’ambulatorio o lo studio per qualche settimana non è difficile e per tante persone è un gesto che fa davvero la differenza».

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal