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IL DISCO

“London calling”, quest'anno spegne 40 candeline il capolavoro dei Clash

di Michele Ceparano -

27 aprile 2019, 00:44

“London calling”, quest'anno spegne 40 candeline il capolavoro dei Clash

Quest'anno “London calling” compirà quarant'anni,. Uscito in Inghilterra nel dicembre del 1979 e poco dopo negli Usa e in Italia, questo disco rappresenta la consacrazione per il gruppo capitanato da Joe Strummer, cantante e chitarrista morto nel 2002. E' il lavoro della maturità arrivato dopo il fortunato album di esordio “The clash”, che contiene “I fought the law”, e quello, che all'uscita aveva riscosso meno favore, “Give 'em enough rope”. Doppio lp di brani inediti che lascia veramente il segno, a partire dalla copertina con il bassista Paul Simonon che rompe il basso sul palco e la grafica che richiama il primo album di Elvis Presley. Segno che il gruppo affonda le sue radici nel rock. Dopo lo scioglimento dei Sex Pistols i Clash rimangono però i veri portabandiera del punk. Qualcuno sostiene che l'uscita di London Calling rappresentò lo spartiacque tra gli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta non solo dal punto di vista temporale, ma soprattutto musicale. Il punk propriamente detto diventa infatti qualcos'altro. Una sorta di punk rock, con incursioni nel jazz e nel reggae, che sarà "portato in scena" dal gruppo inglese.
Diciannove brani, diciotto più il “fantasma” “Train in vain” che non venne inserito nell'elenco e che divenne uno dei pezzi più amati dei Clash. Nell'album, sicuramente un capolavoro, i Clash non rinunciano a una delle loro principali passioni: la politica. E, attraverso quella lente, che potrebbe essere chiamata, con un termine un po' datato, di sinistra estrema (l'anno dopo pubblicheranno addirittura un triplo album dal titolo: “Sandinista!”, chiaro riferimento alla guerriglia del Nicaragua) raccontano le loro storie. Dalla paura nucleare nella celeberrima “London Calling” (nota per il riff martellante della chitarra di Mick Jones e per un testo molto interessante), alla Guerra di Spagna (“Spanish Bombs”), ai quartieri-polveriera della Londra di quei tempi (“The guns of Brixton”), quest'ultima scritta da Simonon. Il bassista del gruppo era infatti proprio di Brixton, come David Bowie. “Lost in the supermarket” parla invece della lotta quotidiana dell'uomo nella periferia londinese schiacciato da una società consumistica a quei tempi già senza freni e da un'urbanizzazione feroce. Una Londra che, comunque, non è cambiata molto dai tempi di questo album come può testimoniare chi abbia preso l'overground per raggiungere la periferia. Poi, di prammatica, la bordata all'America con “Koka Kola”, e “Revolution rock”, altro brano destinato a diventare tra i più amati dal pubblico dei Clash. Oppure il remake di “Brand new Cadillac”, brano di Vince Taylor del '59 e “The right profile” dedicata a Montgomery Clift, divo “maledetto” del cinema americano tra gli anni Quaranta  e i Sessanta, la cui parabola non poteva lasciare insensibili i Clash. Nel doppio dei Clash c'è, però,  molto  di più.