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EDITORIALE

Crepi la Nazione, vinca la fazione

di Domenico Cacopardo -

26 aprile 2019, 15:22

Crepi la Nazione, vinca la fazione

C’è un che di ripugnante nelle polemiche con le quali, ieri, è stato celebrato il 25 aprile, la fine della guerra e l’inizio di una nuova storia per l’Italia liberata. Si tratta delle cinica strumentalizzazione di questa data da parte delle forze di governo volte come sempre e come non mai a utilizzare ogni occasione per riaffermare i loro caratteri identitari, nell’ottica totalizzante cui ispirano le loro azioni, le loro polemiche, la loro azione politico-amministrativa. Qual è l’interesse che guida Lega e 5Stelle nel divaricare le loro posizioni rispetto all’evento cardine della storia repubblicana, la Liberazione?
E qui occorre fare un breve passo indietro. La Repubblica è stata, almeno sino al 1994, costruita su un sistema proporzionale, nel quale l’area centrale degli schieramenti, quella che interpretava la maggioranza moderata, aveva assunto una incontestata egemonia. Dopo siamo entrati in una fase dominata dall’esigenza semplificatoria del bipolarismo, sublimatasi sin dall’inizio nella leaderizzazione del sistema a partire dagli enti locali, terreno di coltura del sistema che si sarebbe presto affermato a livello nazionale. Un sistema che avrebbe raggiunto le proprie conseguenze estreme con l’introduzione del maggioritario e l’abolizione delle preferenze (che ha rafforzato la partitocrazia –a parole il nemico- conferendo ai gruppi dirigenti dei partiti di scegliere i parlamentari).
Ora che la seconda Repubblica ha esaurito la propria funzione (sostanzialmente consociativa, almeno nella percezione degli italiani che hanno votato «contro» di essa) siamo entrati in una fase dominata dalla comunicazione e dalla preponderanza di organizzazioni politiche estranee e, talora, esplicitamente opposte al dettato costituzionale. Il primo nemico politico dei vincitori del 4 marzo 2018 è costituito dall’area centrale dello schieramento, quella nella quale confluivano le sensibilità e le preferenze degli italiani moderati. I ragionevoli che sapevano bene come l’azione politica è quotidiana mediazione tra aspirazioni e concrete possibilità di soddisfarle, all’interno della quale si collocava un costante rapporto con parti sociali e rappresentanze di interessi, elemento fondamentale della sintesi politica di governo.
Lega e 5Stelle sono gli antipodi del passato.
Entrambi autoreferenziali e privi di democrazia interna, rispondono a logiche contrapposte, per le quali la Lega intende egemonizzare la parte destra dello schieramento e i 5Stelle la sinistra.
Quindi, l’aggravarsi della tensione preelettorale, nel quale si colloca la querelle sul 25 aprile, è parte sostanziale della strategia totalizzante di cui abbiamo detto all’inizio.
Di Maio che, senza reali legittimazioni personali e politiche, si erge a protagonista e difensore dei valori della Resistenza e della libertà è l’ennesima mistificazione demagogica intesa a tagliare l’erba sotto i piedi di quel poco rimane del centro-sinistra. Salvini (a Corleone per inaugurare un commissariato di Ps) pone, ovviamente, sul tappeto la propria egemonia su tutto il resto.
Intanto, gli interessi del Paese e degli italiani vengono sacrificati agli interessi dei due partiti, rovesciandosi il principio che presiedetta alla Resistenza. «Crepi la fazione, vinca la Nazione» è diventato «Crepi la Nazione, vinca la fazione».

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