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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

La maestra di ricamo

di Lina Pancaldi Schianchi -

28 aprile 2019, 15:20

La maestra  di ricamo

Tutte le bambine del paese erano passate dalla signora Chiozzi. Era una maestra di cucito, benvoluta dalla curia vescovile, alla quale era stata ceduta una parte di caseggiato annesso alla Chiesa dei Servi. Era un grande stanzone che si affacciava sul cortile della parrocchia: impersonale, con le pareti ingrigite dal tempo. L'arredo era spartano: tante seggiole impagliate e un tavolo in fondo, dove sedeva la signora. Era una figura minuta, capelli ormai grigi e l'età indefinita. Nel periodo estivo, dopo le lezioni, apriva la scuola alle bambine: anche le loro mamme erano state ad imparare il cucito.
Andavano tutti i giorni alle tre del pomeriggio ad apprendere il lavoro. Portavano il cestino che conteneva il necessario: l'imparaticcio, una specie di tessuto adatto per le principianti, il cotone da ricamo di tanti colori, e poi ago, forbicine e ditale. Non mancava il sacchetto della merenda con pane, burro e marmellata. Iniziavano con i piccoli punti: il «punto erba», il «punto croce» e, per le più grandicelle, il «punto pieno».
Infilare l'ago, per le piccoline, era davvero complicato: dovevano chiedere aiuto alla signora. Lei, paziente, passava a controllare e a dare piccoli suggerimenti. Alcune erano portate per il cucito e felici quando riuscivano a ricamare un fiore a «punto erba», il più facile. Il «punto croce», invece, richiedeva più attenzione, perché si dovevano contare i fili dell'ordito.
A metà pomeriggio, dopo la merenda, il loro diversivo era osservare il bellissimo portone del vescovado che si apriva per Sua Eccellenza e per il suo codazzo di seminaristi. Studiavano nell'istituto. Alcuni prendevano la carriera ecclesiastica, altri dicevano che, terminati gli studi, si sarebbero «spretati» perché la vita era troppo rigida. Avevano tutti la veste lunga e nera e il cappello tondo da prete.
Andavano in Duomo per i vespri. «Cosa passerà per le loro menti?» si chiedevano le bambine, ridendo dell'abbigliamento di questi pretini in miniatura. Anche il vescovo, vestito di rosso, con la sua piccola statura e un peso eccessivo, era motivo di divertimento. In paese c'era un burlone che si divertiva a prendere in giro il vescovo per la sua mole. Diceva: «Quest'estate c'è troppo caldo, immagino il pretone con una stecca di ghiaccio in mezzo alle gambe per rinfrescarsi...». E le bambine ridevano pensando al ghiaccio che si scioglieva fra le vesti del vescovo.
La signora Chiozzi, tutta casa e chiesa, le rimproverava per il loro comportamento e qualche punizione veniva impartita. «Ricamate a "punto croce" la parola "vescovo" con lettere in stampatello». Il lavoro era difficile e richiedeva tanto tempo. Così la giornata finiva con i proponimenti di non cadere più in tentazione e lasciare che i pretini scegliessero la loro vita. Le bambine, anche loro stavano imparando a scegliere la loro strada. Il ricamo, forse, sarebbe stata una di queste.