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1950, Giovannino difensore dell'ambiente in anticipo di 71 anni

1950, Giovannino difensore dell'ambiente in anticipo di 71 anni

di Egidio Bandini

04 Novembre 2021,08:58

Il 25 giugno 1950, la bellezza di 71 anni fa, ecco cosa scriveva Giovannino Guareschi sul numero 26 del Candido, in un racconto dal titolo «Il sistema»: «La noia è la peste di questi giorni. Ed è sospesa nell’aria, questa noia che è la polvere delle macerie morali che intristiscono il mondo intero, il mondo sconfitto che va fatalmente avviandosi verso la catastrofe finale. Ciò può sembrare pessimismo ma è rigorosamente esatto perché, dopo migliaia e migliaia di guerre, siamo arrivati al punto che, mentre fino a un certo tempo fa, dopo una guerra c’era il dopoguerra, adesso, appena finita una guerra colossale, siamo già nell’anteguerra. Le guerre, per questo porco mondo han funzionato sempre come iniezioni sedative, ma adesso il mondo è talmente marcio patocco, che, finita un’iniezione ne occorre subito un’altra e fra poco verrà l’ultima che porterà a compimento l’avvelenamento dell’organismo e al collasso conclusivo. Fra poco non significa fra un anno o fra dieci: questa scadenza è scritta sul libro del destino e questo volume non figura nella nostra biblioteca: il fatto è che siamo già nell’anteguerra e il disagio morale del provvisorio è appunto in questa noia maledetta che è nell’aria - anche se non pare – e la si respira: e se oggi tanti bambini si uccidono non è – come dicono i tecnici della psicologia infantile – effetto di cattive letture, ma effetto di questa noia dannata che toglie ad essi l’interesse per la vita. Io non mi metto a girare per le strade facendo il menagramo, a gridare ''Duemila e non più duemila'': io dico che, se non interviene il Padreterno e se le cose continuano con questo andazzo, va a finire che il mondo, ridotto alla sola corteccia perché i vermi ne hanno mangiata tutta la polpa, un bel giorno si spacca e buonanotte al secchio. Per salvarsi, bisogna che gli uomini distruggano tutte le diavolerie che hanno creato e prendano a calpestare coi piedi nudi la terra liberata e guardino verso l’alto perché, adesso, il cielo è vicino ma Dio è lontano. I Fioretti di San Francesco oggi sono diventati letteratura, materia di esame nelle scuole e questa è la rovina. La cultura e il progresso hanno ucciso la civiltà, il mondo scintilla, sulla corteccia, di metalli speciali e di vernici alla nitrocellulosa ma ha la polpa piena di vermi. Noi camminiamo sul vuoto e la noia avvelena la nostra aria perché sentiamo l’inutilità di costruire sul vuoto il nostro avvenire». 
Parole pesantissime e, si direbbe, definitive. Parole che potrebbero benissimo essere condivise da Greta Thunberg, se non addirittura pronunciate dalla stessa attivista per l’ambiente. Con una sola, sostanziale differenza: Guareschi guardava a Dio, aveva dalla sua una fede incrollabile nella Provvidenza e, alla fin fine, incolpava l’uomo di essersi allontanato troppo dal Padreterno così da non riuscire più a guardare il Creato come dono per il quale essere grati e non come proprietà da sfruttare, senza riguardi. 
Ci ha provato a farcelo capire papa Francesco con la sua «Laudato si'», ma forse l’uomo di oggi è convinto di essere in grado di governare qualsiasi situazione: basta volerlo o, magari, anche solo dirlo... Però, se assieme alle tante belle promesse ci mettessimo davvero ad osservare ciò che stiamo facendo e a cercare il modo per ritrovare, attraverso l’ammirazione, il rispetto nei confronti della Creazione (che si creda o meno nel Buon Dio) magari scopriremmo che la meta non è poi così lontana…
 

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