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C'era una volta a Parma la Cittadella Film

C'era una volta a Parma la Cittadella Film

di Remo Curi

19 Novembre 2021,10:11

I cinema scalda sempre il cuore di Parma. «La Cittadella Film e Antonio Marchi» è un progetto triennale organizzato e curato dal Circolo del cinema Stanley Kubrick con la collaborazione e il sostegno di soggetti pubblici e privati: Comune di Parma, Regione Emilia Romagna, Fondazione Monte Parma, Università degli Studi, Comune di Montechiarugolo, Cineteca di Bologna, Cineteca Nazionale, Istituto Parri Bologna, Amministrazione Marchi, Effetto Notte.
Nel corso degli anni 2020/2022, in concomitanza con Parma 2020 Capitale della cultura, si procederà alla conservazione, restauro e digitalizzazione di tutti i documentari prodotti dalla Cittadella Film (ad oggi sono stati ritrovati i negativi di una dozzina di film, ma la ricerca continua). I film restaurati verranno presentati e proiettati in rassegne e retrospettive. 
Ma facciamo un passo indietro. Anzi, molti, molti passi indietro. Siamo a Parma nel giugno 1946. La guerra è finita da poco più di un anno. Il 30 giugno  la Gazzetta di Parma  riporta la notizia della creazione in città di un Centro di produzione cinematografico. Qualche giorno prima nello studio di un notaio cittadino, cinque imprenditori con un capitale sociale iniziale di un milione, hanno fondato la Società per azioni «Cittadella Film».
I cinque imprenditori sono: Gian Luigi Bagatti, avvocato e gestore di una sala cinematografica, Felice Corini, ingegnere e docente universitario, il ragioniere Giuseppe Bardotti, l'ingegnere Pilade Corini e con il ruolo di direttore artistico il pittore e regista Esodo Pratelli. L'oggetto sociale è la creazione di un centro cinematografico, per il commercio e la produzione di film, esercizio di sale, scuole inerenti alla lavorazione di film e la gestione di teatri di posa e di ripresa.
L'idea costitutiva è quella di creare in città una società che produca e distribuisca film, ma soprattutto costituire un polo produttivo dotato di teatri di posa con macchinari e maestranze: una piccola Cinecittà del Nord. L'idea forte è di costruire gli studi, da qui il nome della società, all'interno della fortezza farnesiana della Cittadella. I soci si muovono per acquistare dallo Stato il complesso, i fabbricati e la vasta area, la valutazione complessiva non spaventa i coraggiosi imprenditori: il demanio chiede la somma complessiva di 33 milioni dell'epoca. I soci cercano finanziatori, alcuni imprenditori di Milano aderiscono all'iniziativa, ma in pochi mesi la trattativa si ferma. Comunque l'attività di produzione inizia fin da subito e nel settembre del 1946, il direttore artistico Pratelli mette in lavorazione ben due documentari d'arte dedicati al Correggio: il primo sulla cupola del Duomo e il secondo sugli affreschi in San Giovanni. La rete produttiva si allarga verso altre province e nei mesi successivi la Cittadella Film realizza ben quattro documentari a Mantova, sempre con la regia di Esodo Pratelli. Nel 1947 la Cittadella Film incarica Luciano Emmer  di realizzare due film ispirati a Verdi. Nello stesso anno Emmer, in collaborazione con Enrico Gras, realizza «Sulle orme di Verdi» e in coregia con Vittorio Carpignano «Nel paese del melodramma». Il gruppo artistico e produttivo della società vede dal 1946 al proprio interno anche il giovane Antonio Marchi che aderisce fin da subito al progetto acquistando quote della società e divenendone dal 1947 supervisore artistico. Marchi dirige da alcuni anni un'importante rivista di cinema: «La critica cinematografica», a soli 23 anni è a capo di una delle più significative esperienze culturali del dopoguerra.
La rivista, alla cui direzione si unirà Fausto Fornari, pubblicata da inizio 1946 cesserà le pubblicazioni alla fine del 1948 per complessivi 12 numeri. L'esperienza della rivista che nasce in provincia con un suo programma e una sua ispirazione ideologica, che sarà poi alla base dell'avventura della Cittadella Film, riunirà un numero impressionante di collaboratori nazionali e locali come: Lamberto Sechi, Oreste Macrì, Giulio Bollati, Ugo Casiraghi, Mario Colombi Guidotti, Mario Verdone, Francesco Pasinetti, Sergio Frosali, Dino Risi, Giuseppe Ungaretti, Guido Aristarco, Attilio Bertolucci, Ottone Rosai, Renzo Renzi e Mino Maccari. Nel mese di gennaio 1946 Antonio aveva organizzato insieme al gruppo di redattori della rivista la prima edizione di un Festival di cinema che per tutto il mese offrirà alla città un evento culturalmente rilevante.
Le proiezioni si svolgono tra Palazzo Marchi e il teatrino del Maria Luigia: si celebrano i 50 anni della nascita del cinema con una significativa retrospettiva con numerosi film inediti forniti dalla Cineteca Italiana, diretta da Luigi Comencini che con Fabio Carpi e Pietro Bianchi presenterà le varie serate della manifestazione. L'esperienza della Critica non andrà perduta e dal 1949, sempre a Parma, il giovane scrittore Luigi Malerba lancia il periodico di studi cinematografici «Sequenze».
Grazie ai contatti creati da Marchi, nel 1948 la Cittadella Film stringe un accordo di collaborazione con la Lux Film che distribuirà i documentari abbinati a lungometraggi prodotti dalla stessa Lux. Antonio Marchi diviene il regista di riferimento della Cittadella Film e con la collaborazione ai testi di Attilio Bertolucci e di Giulio Bollati, Giuseppe Calzolari, Fausto Fornari, Vito Rastelli e Luigi Magnani (musiche) realizza dal 1947 al 1951 una decina di documentari: «La duchessa di Parma», «Un animale utile»,  «Il parmigiano», «I burattini dei Ferrari», «Nasce il Romanico», «Canzoni tra due guerre», «La palla ovale», «Lavorano per voi», «In Puglia muore la storia» e «Cantarono nel 600», gli ultimi due realizzati in Puglia.  «Nasce il romanico» vince il premio come miglior documentario al Festival di Bruxelles e la Cittadella diviene un polo di attrazione per registi e aspiranti tali.
Nell'archivio della Cittadella, sono conservati diversi soggetti e sceneggiature inviati alla casa di produzione parmigiana tra gli altri da Antonioni, Bassani e Pasolini. Marchi è l'autentico motore organizzativo di ogni attività cinematografica che si svolge in città, la sua passione per il cinema si concretizza ulteriormente nell'organizzazione di un celebre convegno sul Neorealismo che si tiene nel 1953, nel comitato organizzatore oltre a Marchi sono coinvolti Cesare Zavattini, Attilio Bertolucci, Luigi Malerba, Pietro Bianchi e Pietro Barilla. Seguendo le suggestioni e le teorie di Cesare Zavattini per rilanciare il movimento neorealista, nelle giornate del 3,4 e 5 dicembre a Parma converge tutto lo stato maggiore del cinema italiano: Michelangelo Antonioni, i giovani registi Lizzani, Maselli e Pontecorvo, Vittorio De Sica, i critici Renzi e Aristarco, la sceneggiatrice Suso Cecchi D'Amico e lo stesso Zavattini fanno importanti interventi. Nello stesso anno, il 1953, il trentenne Marchi matura l'idea del passaggio al lungometraggio a soggetto. L’idea per la realizzazione del film nasce da un soggetto di Luigi Malerba. Nel corso dell'anno Marchi e Malerba lavorano alla sceneggiatura del film e con Marco Ferreri alla produzione e all'organizzazione dello stesso. Le riprese del film dal titolo «Donne e soldati» iniziano nel gennaio del 1954 tra Montechiarugolo e il castello di Torrechiara. Il film per scelte produttive e distributive sbagliate ebbe scarsa attenzione e visibilità e ben presto dimenticato.
La Cittadella Film entra in crisi finanziaria nel 1955, verrà posta in liquidazione e chiuderà la propria attività nel 1959. Abbandonato il cinema, Antonio Marchi  si occuperà con grande successo di altre attività imprenditoriali.

© Riproduzione riservata

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