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Gol incantevoli come poesie Scrittori e calcio, storie d'amore

Gol  incantevoli come poesie Scrittori e calcio, storie d'amore

di Vanni Buttasi

13 Novembre 2021,06:09

Saggio: «Il capocannoniere è sempre il miglior poeta dell'anno» di Alessandro Gnocchi

Il calcio è poesia. Ma anche narrativa, cinema, canzoni. Rimanda alla gioia dei bambini che rincorrono un pallone sul campo dell’oratorio, al sogno dei ragazzi di giocare in serie A. Ma, come scrive Massimo Fini, “visto dalla parte del tifoso il calcio è una passione totalmente gratuita. Esulta come un bambino se la sua squadra vince, piange come un bambino se perde. Ma a lui personalmente non viene in tasca nulla.” Allora, possiamo scrivere come disse Pier Paolo Pasolini, “il capocannoniere è sempre il miglior poeta dell’anno”. E il concetto viene ribadito con forza, “giocando” come fosse una partita, da Alessandro Gnocchi, caporedattore di cultura e spettacoli a “Il Giornale” e tifosissimo della Cremonese, nel volume che prende il titolo proprio dalla frase di Pasolini. Un libro sul calcio, che parla di calcio, tra letterati e poeti, cantanti e attori, senza schemi alla lavagna o tatticismi vari, con un grande amore da parte dell’autore per questo sport. L’indice è già la sceneggiatura di una partita: riscaldamento, primo tempo (poesia), secondo tempo (narrativa), primo tempo supplementare (cinema e televisione), secondo tempo supplementare (canzoni), calci di rigore (la libertà del calcio).

Nel “riscaldamento” l’autore richiama in causa Pasolini e quella famosa partita disputata a Parma tra la troupe di “Salò” e quella di “Novecento”, guidata da Bernardo Bertolucci, domenica 16 marzo 1975. Una partita di cui si è scritto spesso sulla Gazzetta di Parma. In questo capitolo si parla anche del calcio come rito domenicale, delle tifoserie organizzate, del rapporto tra football e politica - epica, e per certi versi premonitrice, la sfida tra Dinamo Zagabria e Stella Rossa Belgrado -, con riferimento alla guerra nei Balcani. Sempre nel “riscaldamento” scopriamo l’amore degli scrittori per il calcio: Martin Heidegger “fu un’ala sinistra mica male” scrive Gnocchi, come Jacques Derrida “era un valido centravanti”, Albert Camus “un buon portiere” mentre Osvaldo Soriano ha realizzato una trenta reti nelle serie minori argentine prima di rompersi un ginocchio.

La bellezza del libro di Gnocchi arriva con la “partita vera”. Il primo tempo è poesia pura da Umberto Saba con la solitudine del portiere, e degli uomini in generale, a Mario Luzi e agli eroi del Grande Torino periti a Superga. Da Vittorio Sereni, tifoso interista, a Valerio Magrelli e la sua “Addio al calcio”. Gaio Fratini, fantasista dell’epigramma come viene definito nel libro, regala perle come l’incipit di “Un derby in maschera”: “Al sommo derby della Nostalgia/ - il Predappio sul campo del Salò -/ inviati speciali Bocca e Fo”. Senza dimenticare Gabriele d’Annunzio: nessun verso sul calcio ma l’invenzione della maglia azzurra e dello scudetto tricolore.

Il secondo tempo, riservato alla narrativa, è decisamente più vivace grazie al “linguaggio” di Gianni Brera che, scrive Gnocchi, “non fu un narratore in senso stretto, ma resta il “padre” di gran parte della narrativa sul calcio.” Accanto a Brera lo scrittore, e eccellente inviato, Giovanni Arpino: il suo “Azzurro tenebra” merita di essere riscoperto. E, come lui, anche Manlio Cancogni e il suo “Il mister”, ispirato a Zdenek Zeman. Il capitolo sulla narrativa regala storie che, per anni, sono state dimenticate come quelle di Arpad Weisz, narrato da Matteo Marani, o di Erno Egri Erbstein, raccontato da Dominic Bliss. Ma anche di un calcio ai primordi come nel romanzo “Prima volta” di Franco Bernini sul primo campionato italiano.

Arrivando ai tempi supplementari, la cultura calcistica diventa ancor più nazional-popolare grazie al cinema, alla televisione e alle canzonette. Se il primo tempo vede la giusta integrazione tra televisione - “Speravo de morì prima”, “Il divin codino”, “Sogno azzurro” e il reality “Campioni, il sogno” - e cinema - “Maradona di Kusturica”, “Fuga per la vittoria”, “Febbre a 90°”, il classico “Il presidente del Borgorosso Football Club”, il cult “L’allenatore nel pallone” e il nuovissimo “E’ stata la mano di Dio”, solo per citare qualche titolo -, nel secondo tempo Gnocchi confeziona per il lettore una vera e propria hit parade, come ai tempi di Lelio Luttazzi, e cita alcuni classici come “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni, “La leva calcistica del ‘68” di Francesco De Gregori, “Notti magiche” di Edoardo Bennato e Gianna Nannini, “Una vita da mediano” di Luciano Ligabue. Della hit parade, stilata da Gnocchi, lasciamo al lettore la sorpresa, anticipando soltanto che la marcia dell’Aida di Giuseppe Verdi, conosciuta bene dai tifosi parmigiani, figura tra le prime dieci.

Infine i calci di rigore: pensieri e riflessioni in libertà. In questo capitolo finale, Gnocchi si pone la classica domanda: perché amiamo il calcio? La sua risposta è semplice: “Quello che mi piace del calcio è la sua libertà così simile a quella della grande poesia. Quest’ultima ha le sue regole: la metrica, la prosodia, la rima. Il poeta le conosce bene, sempre, anche e soprattutto quando decide di ignorarle.”

“IL CAPOCANNONIERE È SEMPRE IL MIGLIOR POETA DELL’ANNO” di ALESSANDRO GNOCCHI - BALDINI+CASTOLDI - PAGINE 128, EURO 16

 

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