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L'oggetto del cuore

La testa del guerriero oscura anche l'azzurro

Giulio Belletti, la scultura vince il tempo. E il volley

La testa del guerriero oscura anche l'azzurro

10 Gennaio 2022,09:39

Le memorie gloriose della pallavolo restano,
anzi lo sport è ancora una costante di una vita piena, fatta di collezionismo, d'arte, di grafica...

Antonio Bertoncini


Conserva gelosamente le maglie azzurre della squadra di pallavolo che indossò alle Olimpiadi di Mosca 1980, senza la scritta «Italia» e senza logo della Nazionale, perché i Paesi Occidentali decisero di marcare la distanza dall’Unione Sovietica. Ma sono un simbolo del passato, e lui è uno che vive nel presente. Così l’oggetto del cuore di Giulio Belletti è una scultura, la testa di guerriero di Vitaliano Marchetto, sigla WA 22. La tiene bene in mostra in piazzale Borri, nel suo studio da grafico pubblicitario, adibito anche a galleria espositiva. «La scultura contemporanea è la mia passione - spiega Belletti - e Vitaliano Marchetto è un artista di Chiavari, che amo molto. Ho avuto la fortuna di potere ospitare le sue opere l’anno scorso in autunno. Marchetti ha una tecnica molto particolare. Realizza sculture in ferro e cemento, le distrugge a colpi di martello, poi e le rifinisce di nuovo, perché con questo procedimento - è la convinzione dell’artista - le sculture prendono vita, acquistano una loro anima. Alla fine dell’esposizione mi ha lasciato la testa di guerriero, e spero che questa resti la sua casa definitiva».


Pallavolista di livello internazionale, medico mancato, grafico pubblicitario per professione, gallerista d’arte per passione, Giulio Belletti ha una vita poliedrica, è un personaggio multitasking che ha sempre seguito le sue inclinazioni. Proveniente da una famiglia di sportivi ad alto livello (il padre Armando era stato portiere del Parma), Giulio si innamorò del volley mentre frequentava il liceo Maria Luigia, forse anche per emulare le gesta della sorella Susanna, campionessa d’Italia con il Cus Parma. Poi si è iscritto all’Università, ha frequentato Medicina: «Io ci ho provato, ma era praticamente impossibile conciliare una facoltà così impegnativa con lo sport ad alto livello. Così ho scelto la pallavolo, e non me ne sono mai pentito, anche perché ho capito che fare il medico non era la mia vocazione».


Giulio Belletti a 17 anni giocava già in serie A al Parco Ducale, come palleggiatore fra le fila della Veico. Poi arrivarono gli anni d’oro della Santal, con l’intermezzo di un anno alla Panini Modena. In 17 anni di attività Belletti ha alzato al cielo uno scudetto, due Coppe Campioni e una Coppa Italia, anche se tante volte ha dovuto lottare per guadagnare un posto sul parquet fra i mostri sacri della pallavolo che giocavano a Parma in quegli anni. «Di quel tempo ho ricordi bellissimi - racconta Giulio - come i 50 pullman di tifosi che ci accompagnarono nella finale vinta a Torino, le Universiadi nel 1979 in Messico, le medaglie di bronzo ai mondiali militari in Cina e negli Stati Uniti. Ma l’avventura della mia vita resta l’Olimpiade di Mosca, un’esperienza indimenticabile, nonostante un non esaltante nono posto finale».
A 34 anni Belletti decide di cambiare vita: chiude con lo sport professionistico. La sua nuova frontiera si chiama grafica pubblicitaria. Non ha studi specifici alle spalle, ma lui è uno che ha il dono di riuscire a fare bene le cose che gli piacciono. Come grafico pubblicitario, con la sua BLL è sulla breccia da oltre un quarto di secolo. «Nella mia attività professionale - afferma Belletti - la cosa che più mi ha dato soddisfazione è stato l’allestimento della mostra sulla Gazzetta a Palazzo Pigorini, e con essa la cura del volume che racchiude in sé quasi tre secoli di storia di Parma, ricostruita attraverso le pagine del giornale». Grafico sì, ma non solo: la sua agenzia è da tempo diventata una galleria d’arte contemporanea, con un occhio particolare alla scultura: «Da questo studio - dice - sono passati tanti artisti, soprattutto nell’ambito della rassegna Quadrilegio, che proponiamo da 11 anni insieme ad altri tre galleristi di Parma che ospitano mostre per passione. Tra gli espositori figurano diversi artisti emergenti che hanno fatto strada, come Edoardo Tresoldi e lo stesso Marchetto. E c’è stato spazio anche per pittori parmigiani di indubbio valore, come Giovanni Melegari e Renzo Dall’Asta».


Lo sport resta comunque una costante nella vita di Belletti: «Dopo aver chiuso con il volley professionistico - racconta - ho messo in piedi una squadra di calcio amatoriale, il “Bar - Cellona”, con la quale ho partecipato a diversi tornei in giro per l’Europa. La nostra maglia è stata indossata da vecchie glorie come Donati e Salsano, e occasionalmente anche da Tino Asprilla e Stefano Pioli». E il volley? «Non l’ho certo dimenticato, tanto che ancora oggi, a 64 anni suonati, mi ostino a giocare in serie D, alzando palloni come regista per la squadra di Baganzola. Inoltre abbiamo una Nazionale master, facciamo tornei ovunque, fino al Canada, e li vinciamo quasi sempre. Ma mi diverto ancora, e non mi rassegno a smettere, anche se mi fa riflettere il fatto di essermi trovato di fronte addirittura il nipote di un mio compagno di squadra dei tempi d’oro».

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