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il racconto della domenica

Il professore

Il cinema  in cielo

di Marianna Generoso

29 Maggio 2022,12:03

Questo prof era come quello dell'Attimo fuggente ma meno esaltato e più figo. Mi ricordo che una volta se ne stava in piedi come i cavalli, con il medio appoggiato sulla lavagna e la gamba dietro
così; gli dava un'aria aggressiva.
Ma specialmente mi piacevano le altre dita che molleggiavano. Stava spiegando i feudi.

Non vorrei farlo passare per uno scriteriato, il fatto è che si dondolava sulla sedia. Con le scarpe sulla cattedra! Le scarpe erano delle Asics, tre strisce blu e una rossa. Però la cosa più incredibile era la sua espressione: eccolo, un prof che sfoglia il libro di grammatica placido come una mucca, consapevole del fatto che varcata la porta dell'aula lui è un essere superiore e può tutto.

Certo, se fosse caduto avremmo assistito alla più grande figura di merda mai fatta, ma non cadeva, ragazzi.

La sua voce era una febbre rossa, sapete, saliva fino agli angoli dove c'erano i ragni, e si sentiva dappertutto. Era la voce di un cantante lirico che si vergogna di cantare, o di qualcuno che ha ingoiato un petardo. Aspettavamo di sentirla, pregustando il momento in cui avrebbe detto “Buongiorno”.

Ad esempio il mercoledì mi facevo il training autogeno: “Devi assolutamente sopravvivere a questo putiferio di chitarre grattugiate come parmigiano, Marianna, dopo c'è italiano, dopo c'è italiano, su fatti forza”.

Invece giovedì avevamo tre ore filate tra italiano e storia, e allora potevo veramente morire in pace, ma quasi quasi preferivo l'ora dopo musica, perché in qualche modo sentivo di essermela guadagnata.

Non avevo nemmeno idea di che genere preferisse, o meglio, si leggeva “Il monastero”, che è un thriller storico e in effetti gli si addice, ma può darsi che lo faceva solo per farsi più figo, magari a casa legge romanzi rosa. Non ne sarò mai sicura. Si può essere in intimità con una persona che chiami con il lei? Io so solo che, dopo aver scritto un tema, ero terrorizzata dall'idea che morisse in un lago di sangue cadendo dalla sedia di qualche classe, così non avrei mai saputo se gli era piaciuto o gli aveva fatto schifo.

Anche quando guardavamo un film, ad esempio, aveva gli occhi persi e umidi come tutte le persone che guardano i film, però sembrava talmente vulnerabile che mi faceva impressione, perché se qualcuno gli si fosse avvicinato alle spalle lui non se ne sarebbe accorto. Non è che lo guardassi per tutto il film eh, anche se può sembrare così, era bello, quel film. Stavo seduta sul banco, in mezzo agli altri, e ogni tanto guardavo se era ancora lì.

Invece altre volte era proprio malato; se c'è una cosa che non accetterò mai è che i professori non vivono in una palla di vetro con i fogli protocolli che volano, voglio dire, hanno una moglie (e soprattutto dei figli). Però, già il fatto che si ammalano è abbastanza scioccante. Tra l'altro lui è l'unico uomo al mondo capace di tirare su col naso in modo elegante, non si portava mai i fazzoletti e non si scusava neanche. Molti professori si scusano quando tossiscono, oppure lo usano per far sentire in colpa gli studenti: “Ho mal di gola perché passo la vita a urlare, non fatemi alzare la voce per favore”, ma lui se ne stava lì agonizzante e non diceva niente. Allora la classe si tranquillizzava per non dare fastidio, tanto due giorni dopo sarebbe tornato come se niente fosse, e avremmo cercato qualche segno della malattia, le guance arrossate o una lentezza nei movimenti, ma no, ma no, sarebbe stato sempre lo stesso. Credo di amarlo. Beh, diciamo che si era capito.
...però non ero l'unica eh! Nel bel mezzo della lezione sulla Guerra Fredda, infatti, se guardavi bene, potevi sorprendere le ragazze ad asciugarsi la bava. E se guardavi benissimo pure qualche maschio.

Doveva essere per via del carisma. Quando stavamo parlando della Rivoluzione Francese, ha detto che “Era un fiume di sangue. Una persona contiene in media cinque litri di sangue, immaginatevi le strade”, e con le braccia aveva fatto un gesto come per spalmare la Nutella su due fette di pane enormi. "Erano tutte rosse".

Mi piace il fatto che andava a pescare i particolari più impressionanti e macabri sulla guerra, le epidemie, la morte, ma mentre ci illustrava la tecnica dell'impalamento, noi lo amavamo, e anche se provavo ad immedesimarmi in soldati e persone torturate, non mi riusciva di smettere di amarlo. Ma allora sapevo che il giorno dopo sarebbe tornato, ed io avrei guardato di nuovo il suo corpo muoversi, i suoi capelli, le sue labbra, le sue mani, da lontano, ma come se allungando le braccia potessi toccarlo. Perché vedo gli altri prof che sudano, sudano acido e nell'ora più buia della notte si chiedono “Perché? perché non ho carisma?” e invece a lui veniva tutto naturale? Il mio frizzante prof veniva da un altro pianeta, non c’è altra spiegazione. Ma quando si sentiva debole o nervoso era sempre lì davanti e allora sapevamo di essere al sicuro, perché c'era il nostro professore con noi.

© Riproduzione riservata

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