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Mensa, a Bedonia cresce il malcontento delle famiglie

Mensa, a Bedonia cresce il malcontento delle famiglie

27 Ottobre 2020,09:20

«Nel minestrone a volte ci sono dei pezzi giganteschi di cipolla». «La pastasciutta naviga nell’acqua». «Oggi c’erano fagioli e fagiolini (come secondo con contorno, ndr)». «La frittata sembrava una spugna».
 La scuola è iniziata da poco più di un mese e, come spesso accade in questo periodo, torna il malcontento per la mensa scolastica, argomento che negli anni ha sollevato non pochi polveroni. Anche a Bedonia, dove la lamentela pare sia diventata corale tra chat di classe e post sui social. «Ieri sera, ho preparato la “merenda” per mia figlia: due panini e una ciambella», fa sapere Annette Serpagli, la cui figlia frequenta la seconda media dell’IC di Bedonia. Perché una merenda così corposa? «Semplice: mia figlia in mensa non tocca cibo perché, dice, è pessimo. Così, paghiamo 4,50 euro al giorno e in più spendiamo soldi per dare loro una merenda rinforzata perché altrimenti dovrebbero digiunare fino alle 16.40. Ma perché non possiamo dare loro la possibilità di venire a casa a mangiare? Oppure di portarsi il pranzo? Non va bene nemmeno la pausa: le 13.40 è un orario irregolare per chi inizia la giornata alle 7.30». 
Fino all’anno scorso, uno scolaro poteva andare a mangiare a casa e poi rientrare per le lezioni pomeridiane. «Da quest’anno, per tutti gli alunni delle 36 ore settimanali, la possibilità non è più contemplata a causa, dicono, delle normative anti-Covid - spiega Lorena Rossi, mamma di una scolara della seconda media e che fino all’anno scorso era nel Comitato mensa -. Chi invece fa le 30 ore settimanali, può». 
La Serpagli qui aggiunge: «Chiediamo lo stesso trattamento e non certo che anche l’altra sezione debba fermarsi in mensa. Qui serve un’azione migliorativa per tutti». La Rossi poi continua: «Chiediamo che ci ascoltino, perché la sensazione è che ci sia qualcosa che non funziona». E infatti: «Non pensiamo che il problema sia la materia prima fornita dalla ditta che si è aggiudicata l’appalto (la Camst, ndr) - dichiara Federica Camisa, mamma di un 13enne che frequenta la terza media -. Se una banalissima pasta in bianco galleggia nell’acqua o nell’olio, è evidente che c’è un problema ai fornelli. Se potessi, farei venire mio figlio a casa per il pranzo, ma da quest’anno la mensa è obbligatoria. E così anche io sono costretta a dargli delle merende rinforzate. Insomma, chiediamo una maggiore attenzione per i nostri figli, visto che spendiamo peraltro quasi 100 euro in media al mese per il servizio mensa». 
«Non solo non riescono nemmeno a fare una pasta in bianco, ma addirittura la settimana scorsa l’olio in cui galleggiava la pasta sapeva di merluzzo - dice Arianna Serpagli, mamma di un’alunna che frequenta la prima media -. Nemmeno la pizza è buona. È dai tempi dell’asilo che combattiamo per una mensa decente. Invano. L’unica certezza è che buttiamo via, letteralmente, 4,50 euro al giorno».
 Lamentele confermate anche da Hue Binh Luu, mamma di una 12enne che frequenta la seconda media, secondo cui «questo problema va avanti fin dai tempi della materna. Anche mia figlia arriva sempre a casa a digiuno perché in mensa non tocca cibo. Oltre al dispiacere di saperla affamata, spiace anche per lo spreco alimentare».
 

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