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Al prete che ha diviso lasciamo almeno l'arcobaleno

Al prete che ha diviso lasciamo almeno l'arcobaleno
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Quella mattina ero di turno al desk della cronaca, quando arrivò la telefonata di don Luciano Scaccaglia.
Ci davamo del tu, come aveva iniziato a fare lui in occasione di alcune interviste per Tv Parma, e quindi ci stava anche il tono scherzoso con cui mi chiese: "Ma la Gazzetta questa volta mi darà un po' di spazio per annunciare un incontro in Santa Cristina?". Gli chiesi di che cosa si trattava e lui mi spiegò che aveva invitato nella chiesa di via Repubblica Michele Santoro. "Ah – gli dissi allora con il medesimo tono scherzoso – vedo che anche stavolta hai chiamato uno di destra…", e lui scoppiò a ridere.

Presi nota per l'annuncio sul giornale, ma non rinunciai ad obiettargli – questa volta seriamente – che forse questi suoi ospiti a senso unico gli toglievano un po' di credibilità e davano fiato ai suoi detrattori. E lui, fattosi serio a sua volta, non si sottrasse all'obiezione ma mi rispose: "Forse hai ragione, ma quelli dell'altra parte sono celebrati in tante altre chiese…".

Mi fece venire in mente la risposta che mi aveva dato un paio di anni prima in tv. Avevo messo in piedi uno speciale sulla singolare situazione di via Repubblica, dove a distanza di 100 metri si "fronteggiavano" le parrocchie e le impostazioni di un sacerdote fra i più importanti e storici (non voglio dire conservatore) come monsignor Maggiali di San Sepolcro e appunto don Scaccaglia in Sant'Antonio, oltre che nella "scandalosa" Santa Cristina. E cercando di non risparmiare ad entrambi le domande più scomode, avevo riproposto a don Scaccaglia anche la velenosa ma legittima perplessità di una lettera alla Gazzetta: "Perché un sacerdote deve tingersi i capelli?".
Neppure lì aveva dribblato la domanda, né aveva inizialmente respinto la critica. "E' vero – rispose – ed è sicuramente una mia debolezza. Ma se è un peccato – aveva subito aggiunto – è un peccato veniale, molto meno grave di quando la Chiesa appoggia oppressori e sfruttatori".

Già: perché comunque la si possa pensare sul suo sacerdozio (e io mi guardo bene dall'esprimere giudizi in tal campo), anche i suoi detrattori sono sempre stati concordi nel riconoscergli una notevole e raffinata preparazione teologica. E anche le famose e "scandalose" frasi dei manifesti davanti a Santa Cristina erano spesso scrupolosamente scelte, come lui stesso mi spiegò con un sorriso compiaciuto, citando le Sacre scritture: ovviamente in quei passi che più si accordavano con la visione del pretaccio.

E' molto parmigiano (che vuol dire insieme molto umano, molto rispettoso, ma anche molto ipocrita) che la morte avvolga e trasfiguri in positivo qualsiasi vicenda: così, dal premio Sant'Ilario alla sua morte don Luciano sembra uscito di scena in una sorta di unanime abbraccio cittadino che certo non corrisponde agli anni delle lunghe polemiche. E forse proprio lui sarebbe il primo a sorriderne, ironico e poco convinto.
E' invece giusto che l'addio e la rilettura dell'operato di don Scaccaglia siano completi e quindi anche pieni di dubbi e prese di distanza. Ma almeno una cosa credo che gliela dobbiamo: a parte quello che il successore riterrà di modificare all'interno e nella conduzione parrocchiale, sarebbe bello e giusto che (al di là delle convinzioni di ognuno) sulla facciata di via Repubblica continuasse sempre a campeggiare quel pezzo di stoffa un po' usurata per ricordare a tutti il coraggio e la lezione, condivisa o meno, di un pretaccio arcobaleno che ha comunque lasciato un segno non grigio.​ E nel giorno in cui l'addio a don Scaccaglia combacia con la notizia di una indagine sull'attico del cardinal Bertone, quell'arcobaleno potrà perennemente ricordarci che è giusto avere dubbi sul come fare chiesa: su don Scaccaglia, ma anche su qualcun altro...

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  • bastiano

    02 Aprile @ 09.49

    Una bandiera non la si nega a nessuno.lasciatela li tanto si stacca da sola... e rimane il ricordo di una persona onesta. Il problema è caro Balestrazzi che se la bandiera viene usata in modo strumentale allora non và bene. E purtroppo la bandiera della pace è utilizzata ahime spesso fuori luogo in situazioni anarcoidi o da pacifisti a senso unico . Ne ho vista una anche fra i no TAV. Un bel cartello PACE forse era meglio. Ma gira gira siamo sempre lì. Il tarlo dello schierarsi politicamente e di mischiare le ideologie con la fede non lo si toglie...

    Rispondi

  • the mari

    02 Aprile @ 08.53

    la parte finale dell articolo, con Il ragionamento del buon Balestrazzi trasuda equilibrio, ragionevolezza, saggezza... peccato non venga fatto ogni volta ci lascia qualcuno che in vita viene blasonato dai centri di potere e criticato dagli ultimi....

    Rispondi

    • 02 Aprile @ 09.02

      G.B. - Per quanto mi riguarda, non credo ad esempio di avere usato un metro molto dissimile nell'articolo per la morte di Elvio Ubaldi: è ancora in archivio. Ovviamente io parlo di persone che conosco non dico bene ma almeno non solo superficialmente.

      Rispondi

      • the mari

        02 Aprile @ 10.18

        L articolo apre col titolo " Al prete che ha diviso.. " Io qualche volta in quella chiesa ci sono entrato proprio perchè c era un prete come lui che si differenziava in modo netto dagli altri preti... Forse tanti altri come me si sono avvicinati un po' di più alla chiesa cattolica grazie a don Scaccaglia e questo non credo sia divisione ma inclusione.

        Rispondi

  • gigiprimo

    02 Aprile @ 00.43

    vignolipierluigi@alice.it

    Comunque speriamo che almeno ci rimanga anche quel 'Povero Cristo' che non è morto di freddo! Ed è morto anche per don Luciano! Checché ne pensino in tanti, me ne frego di quella bandiera, quel che conta è la Croce e quel che contiene il Tabernacolo.

    Rispondi

  • Vercingetorige

    01 Aprile @ 19.39

    Sbaglio , o Don Scaccaglia scriveva ogni settimana un commento alle Sacre Scritture su un giornale ?

    Rispondi

  • leoprimo

    01 Aprile @ 16.42

    Quanti commenti contro. Vorrei conoscere il parere di questi "lumi" su Papa Francesco, sui preti pedofili, certo lontani dall'idea di Chiesa di Cristo e sull'attico di Monsignor Bertone scelto senza dubbio per essere più vicino a Nostro Signore.

    Rispondi

    • gigiprimo

      02 Aprile @ 10.12

      vignolipierluigi@alice.it

      Non è una difesa d'ufficio, ma l'attico in questione è dato in comodato d'uso a quel cardinale, rimane nella proprietà della Chiesa. Niente a che vedere con Roma mafia capitale o i pensionati d'oro della politica che hanno eredi gaudenti, per non parlare dei 'vitalizi'. Purtroppo la pedofilia non viene riconosciuta come malattia e colpisce tutti, specialmente chi è più a contatto coi giovani e a tutte le latitudini. Rimane il peccato peggiore condannato dal Cristo, chi scandalizza uno di questi, sarebbe meglio si legasse una macina al collo e si gettasse in mare! e varrebbe anche per tanti politici! e non dimenticate Sodoma e Gomorra , ma non solo quella di Saviano.

      Rispondi

    • navolta

      01 Aprile @ 22.53

      Per questi, il parere è sempre uguale: eia, eia...

      Rispondi

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