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Casaleggio: le idee degli "altri"

Casaleggio: le idee degli
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(Nel fermo-immagine da un video, pur di bassa qualità, una immagine storica. Roma 22 febbraio 2013: una delle rare immagini che mette insieme Casaleggio, Grillo e - a sinistra - Federico Pizzarotti)

A pelle, che è sempre il più superficiale dei giudizi, la figura di Gianroberto Casaleggio non mi ha mai entusiasmato troppo. Il video “Gaia” a metà fra il delirante e il ridicolo (anche se oggi ho letto che era solo un gioco), i troppi dubbi sul rapporto commercial-politico fra il movimento politico e la sua agenzia web, quell’impressione che guardasse il resto del mondo dall’alto al basso (anche se oggi ho letto che era soprattutto timidezza)...

...E anche, non lo dico certo in senso provincial-campanilistico, l’ostinato ed esibito snobismo con cui sono state ignorate in questi mesi le vicende  e le richieste del M5s di Parma, fino alla surreale vicenda del doppio gruppo consiliare. Perché tutto si potrà dire e criticare di Pizzarotti & C., ma nessun osservatore obiettivo può non riconoscere loro la genuina intenzione di incarnare – dal 2012 ad oggi – proprio i principi di quel movimento e quella ventata pulita che i Cinque stelle hanno indubbiamente rappresentato per la politica. Ma è anche vero, come ripetutamente il sindaco di Parma ha provato a far capire ai vertici del M5s, che se a un certo punto un movimento di protesta vuole e riesce a diventare forza di governo – perfino in una importante “Stalingrado” di provincia – poi dovrà comunque misurarsi con la difficoltà quotidiana del fare, che soprattutto nell’Italia delle burocrazie è ben diversa dalla “facilità” del protestare (detto sempre senza entrare nei legittimi giudizi pro o contro lo specifico operato della giunta di Parma).

Eppure, quando ieri è arrivata la notizia della morte di Casaleggio ho sùbito avuto la sensazione che abbiamo perso, comunque la si pensi su di lui e sul movimento, qualcosa di importante in questa stagione politica. E nel vedere certe polemiche da stadio (come quella originata dalla vignetta di Vauro) o certi interventi di imbarazzata e fredda ipocrisia (come quello di Renzi), mi è venuto in mente quando morì Enrico Berlinguer. Al segretario del Partito comunista, forse il più stimato e rispettato fra i leader politici della prima repubblica, rese omaggio fra i primissimi il segretario MSI Giorgio Almirante. Un fascista. Che con Berlinguer e il PCI aveva avuto scontri ferocissimi, ma che non nascose la sua stima sincera per quella persona pur così lontana dalle sue idee.

Ecco, fra le tante cose della prima repubblica che davvero non dobbiamo rimpiangere, questa invece c’è tutta. Non che anche allora non mancassero ipocrisie e vignette: ma certo in quella stagione non avrebbe trovato posto la battuta di un Salvini, aspirante premier, sulla “sobrietà” del capo dello Stato per una sua frase a Vinitaly. Senza neppure capire, lui aspirante statista, che immagine questo può dare del nostro Paese a quei capi di governo che Salvini magari sogna di incontrare presto da pari a pari.

Oggi ho letto tante cose su Casaleggio. Ovviamente non ho cambiato idea sulle diffidenze, né sulle contraddizioni che ancora vedo – e di cui Parma è la cartina di tornasole – fra l’aspirazione alla democrazia più trasparente e i meccanismi di gestione web-centralistici che hanno fin qui caratterizzato il movimento di Grillo. E in un paio di articoli dei quotidiani nazionali, guardando al futuro del movimento oggi orfano di una personalità così importante, ho letto che proprio Parma, con le sue istanze di dibattito (e di congresso?), può forse offrire qualche spunto di lavoro. Sempre che anche nel dopo-Casaleggio (si dice che il figlio non fosse estraneo all’ostracismo mediatico di Pizzarotti in questi mesi), a Roma e Milano non capiscano che solo misurandosi con il bilancio della “piccola Stalingrado” il M5s può capire come diventare vera ed efficace forza di governo.

Ma al di là di quello che accadrà nel movimento, cosa che comunque ci riguarda per gli aspetti parmigiani, la controversa figura di Casaleggio ci ricorda che oggi in Italia c’è tanto bisogno di studiare e capire anche quello che dicono gli altri, perché se una cosa è certa è che nessuno schieramento e nessun leader possono pensare di avere in mano la ricetta unica e totale per risvegliare un Paese o anche solo una città. E che nel panorama politico italiano ci sia comunque uno spazio per questa "utopia" che Casaleggio e Grillo hanno trasformato in 25% dell'elettorato, è comunque un bene: per tutta la politica e per tutti i partiti.

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  • Carlo

    15 Aprile @ 23.30

    Veramente equilibrato e razionale! Ci sono le ragioni (principali) dell'adesione e del sospetto. Sono i accordo totale.

    Rispondi

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