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Storia di Carlo. E dei tarli della mente

Storia di Carlo. E dei tarli della mente
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Questa è la storia di Carlo. E dei tarli che a volte corrodono la mente.

Non è un nome di fantasia: era lui stesso a ricordare mille volte all'amico cronista che, quando fosse venuto il momento, avrebbe dovuto dedicargli un articolo sulla Gazzetta. Un articolo per Carlo Felice Panizzi, questo il nome completo: un omaggio risorgimentale all'amore del padre per la Storia (un amore tramandato) e un nome dal sapore beffardo, perchè felice Carlo lo è stato troppo poco.

Lo era stato ai tempi delle scuole Medie, quando era l'indiscusso primo della classe. Di quei primi della classe che non suscitano invidie o antipatie, ma solo ammirazione e voglia di imitarli.

Ma numero uno a Carlo piaceva esserlo soprattutto sul campo da calcio: prima con le giovanili della Montebello, poi nei campionati dilettantistici, passando per la stagione dei tornei scolastici al Romagnosi. Finchè, proprio durante una partita, non arrivò quell'involontario e maledetto calcio in testa: che in realtà, a detta dei medici, forse non fu determinante. Ma proprio da lì iniziarono i dubbi sulla perdita della sua prodigiosa memoria, e poi vennero sbandate via via più intense, che allontanavano Carlo dalla realtà e lo immergevano in un mondo di fantasie e a volte di pericoli.

E' lì che, visitando Carlo nel suo percorso da una struttura all'altra, ho conosciuto da vicino il mondo della psichiatria. Ne ho visto gli slanci (su tutti l'umanità del dottor Fontanesi), i buoni principi della riforma (ad esempio la trasformazione del Diagnosi e cura), i pregi di tante e differenti strutture (dalla quieta Monticelli ai progressi del più problematico Centro Santi), ma anche le difficoltà di certe attuazioni concrete. Ricordo l'esperienza poco felice di Carlo in un gruppo-appartamento, e ricordo soprattutto la pena di due genitori che, come troppo spesso è accaduto a tante famiglie, si vedevano soli in trincea nella più difficile delle battaglie: quella "contro" un figlio che la malattia a volte rendeva aggressivo e potenzialmente pericoloso per sè e per gli altri. Ma più di tutto mi resta la  memoria di come anche in quei particolari ambienti emergessero il carattere e l'educazione di Carlo, che lo facevano benvolere da medici, infermieri e pazienti.

Poi, gradualmente, l'età e le terapie avevano sopito gli effetti più gravi e pericolosi. E anche se qualcosa restava, nei discorsi e nelle fantasie, vedere Carlo e parlargli significava sempre ricevere una lezione di forza e bontà, oltre che di intatta intelligenza e cultura.

Avevo pronti nuovi libri sul calcio da darti, e volevi riunire gli amici di sempre: "il dottore e l'avvocato" Claudio ed Ernesto. Ma forse tu volevi che l'amico cronista finisse i suoi anni di lavoro proprio raccontando di te, come quando venni a fare la cronaca della partita di Terza categoria con il Borgorosso e scrissi - non per amicizia - del portiere "Panizzi migliore in campo". Lo eri davvero, amico fragile e sfortunato che non dimenticherò: e, come mi chiedevi sempre, non smetterò di scrivere delle strutture che si occupano delle malattie della mente, quei tarli che a volte colpiscono a tradimento proprio i più buoni.

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  • SFA

    11 Maggio @ 21.48

    è bello leggere parole sentite e chiare che rendono giustizia a Carlo Felice (che come tu dici felice Carlo lo è stato ben poco!). parole vere che ci ricordano Carlo ma anche come la fragilità degli altri sia anche la nostra.. ho conosciuto Carlo diversi anni or sono e nei suoi diversi stati d'animo. .......ricorderò sempre di un giorno in cui lo incontrai mentre passeggiava in una strada di Monticelli. ...era una bellissima giornata di sole al mio saluto e domanda "ciao Carlo come va?" lui mi rispose:"eh...aspetto la morte! "....ma me lo disse quasi ridendo. saggezza.....forse. ....ma ricorderò anche che nell'ultimo anno Carlo si stava riappropriando, con fatica, della sua casa, della sua vita, scendendo a patti con le sue paure, grazie anche a persone che hanno cercato di fare il possibile per farlo sentire al sicuro e in particolare grazie ad una persona, un compagno, che con pazienza e disponibilità l'ha accompagnato macinando km per soddisfare i duoi desideri.

    Rispondi

  • Cicikov

    08 Maggio @ 12.15

    La ringrazio, Balestrazzi. Carlo si meritava questo Ricordo. Un vicino di casa

    Rispondi

  • Biffo

    08 Maggio @ 11.39

    Balestrazzi, sei un vero maestro nel redigere questi pezzi nostalgici, di affetto ed amicizia, di rimpianto sincero; in modo semplice, senza fronzoli, trine, merletti e ricami bizantini<, sei capace di commuovere, di toccare le corde più intime del cuore e di farle vibrare di sentimenti positivi.

    Rispondi

  • Andrea

    07 Maggio @ 22.23

    ciao caro amico mio riposa in pace

    Rispondi

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