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Osteria del Castello

Si arriva da Salsomaggiore e infilata la stradina stretta che gira attorno al castello ecco, appena dietro, l’Osteria. Il parcheggio ghiaiato, qualche gradino, la terrazza aperta sul verde delle colline, l’ingresso col bancone del caffè: la sala interna ha sassi e mattoni stuccati, colonne, luce soffuse, tavoli ben preparati. Accurato controllo della certificazione verde, menu plastificato, piccola carta dei vini con qualche referenza del territorio e poi dalle regioni più vocate. Servizio cortese e attento.

La cucina, i piatti
Nuova gestione dal dicembre scorso: Jerome e Valeria -ci informa il sito- si sono trasferiti qui dalla Valle d’Aosta e si ripropongono di «portare una ventata d’aria fresca» seguendo stagionalità e utilizzando al meglio i prodotti del territorio. Dunque menu tradizionale locale integrato da «una seconda carta gourmet e ricercata». Ed è questa la novità che incuriosisce e induce alla prova, perché questa seconda carta è fatta con alcuni dei piatti classici e più conosciuti della Valle d’Aosta. Per gli oltranzisti dei piatti parmigiani non mancano anolini in brodo di terza, tortelli di zucca o erbetta o di patate, risotto alla Verdi e, tra le carni, tomahawk di maiale nero o controfiletto di Black angus. Siamo qui per respirare aria di montagna, ma prima assaggiamo il gran tagliere di salumi nostrani con croccanti bastoncini di torta fritta, incuriositi soprattutto dalla Campanella del borgo un salame tipico della Val d’Arda, dalla fetta di forma vagamente triangolare: leggermente speziato, morbido, tendenzialmente dolce, ma con una leggera nota di acidità. Era ottimo il lardo, solo discreti coppa, salame, pancetta, fiocco. Entriamo nel menu aostano con tutta la dolcezza cremosa della Fontina d’alpeggio Dop: colore giallo paglierino, sapore unico e intenso, note aromatiche quasi di miele liberate dal calore della fonduta. L’uovo panato e fritto e il pain brioche croccante completano il piatto. Altro formaggio con ben diverse caratteristiche è il Blue d’Aosta, erborinato vaccino dalla forte personalità, con screziature blue e sapore pronunciato simile ai blue francesi. Reso cremoso e punteggiato con crumble salato di noci condisce golosamente gnocchi di patate sodi e un po’ gommosi. Altro primo di tradizione valdostana, e di ricca consistenza, è la zuppa Valpellinentze a base di pane nero scottato nel brodo di verza, con verza e Fontina d’alpeggio Dop servito nel tegamino di terra cotta: è una zuppa corroborante, ricca di sapore. Nella polenta concia la Fontina d’alpeggio Dop è dolce e aromatica qui servita con in tegamino di carne in umido: solo tenera quella di manzo; ricca di garofano, cannella, ginepro quella di camoscio.

Per finire
Tradizione valdostana anche nei dessert: selezione di formaggi con idromele (16 euro) oppure la crema di Cogne (panna e cioccolato) con le tegole (biscottini) di nocciole e mandorle o il Monte Bianco qui preparato su un disco di meringa, purée di marroni, molta panna montata. I prezzi: coperto 3 euro; antipasti 9-14; primi 11-16; secondi 21-24; dolci 5-9. Menu non esposto, gradini all’ingresso, bagno e parcheggio comodi.
Non mancate
Fonduta 
 

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