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"Maison du gourmet": emozionante viaggio nella buona cucina d'autore

Maison  du gourmet - Emozionante viaggio nella buona cucina d'autore

Sono complementari e affiatati, giocano in coppia, funzionano benissimo, il loro ristorante è diventato in pochi anni un ottimo indirizzo. Sono Martina e Benedetto Crasta: lei, sommelliere competente e appassionata, dirige sala e servizio, è precisa, attenta, consiglia i vini, anche al bicchiere con abbinamento ai piatti. Lui, rilassato e sorridente, presenta i piatti, li finisce al tavolo se occorre, vi sorprende col suo Americano cocktail per aperitivo (arriva con un barilotto da cui lo spilla, arancia e spruzzata di seltz) e, prima del dessert, con due fette di prosciutto («Non si può non assaggiare questo “Antico bianco” di Tanara» -e aveva ragione...). I tavoli, nella grande sala luminosa aperta sui campi e ora nel curatissimo giardino, sono preparati con sobrietà, la carta dei vini è molto ricca, articolata, attenta alle realtà vitivinicole più interessanti.
La cucina, i piatti
In cucina, Christian Spalvieri, giovane cuoco romano, con un curriculum ricco e le esperienze che ormai si devono avere (Gordon Ramsey, prestigiosi locali a Milano e Roma) che lo hanno arricchito di tecnica e conoscenze ora al servizio di un menu che alterna piatti di molta intensità a preparazioni più leggere e delicate, sempre mantenendo equilibrio e armonia delle componenti e senza mai trascurare il sapore attorno a cui tutto ruoto e su cui, pur con nuove suggestioni, si costruisce il piacere del cibo. Le chips di polenta, un bignè alla crema di melanzane, la tartelletta con acciuga come benvenuto, il buon pane e i grissini alla pizzaiola e, per antipasto, la fondente seppia arrostita, zucchina cruda e il suo fiore ripieno di ragù di seppia, buerre blanc alla nocciola e nocciole: armonia di sapori lievi e decisi, legati con precisione. Più semplice il carpaccio di Fassona con ventresca di tonno, perfetta salsa tonnata e foglie di cappero. Il cuoco è romano e la «vignarola» è una preparazione del cuore (non solo per i romani): qui fatta in ghiotta salsa di fave, taccole, piselli condisce con cozze sarde e carciofi i fusilloni di Gragnano; gli spaghetti al pomodoro sono una prova rischiosa brillantemente superata: intensa crema al pomodoro (come vuole la tradizione meridionale), ingentilita da acqua di pomodoro, densi pomodorini confit, il tutto legato da polvere di pomodoro per condire gli spaghettoni del Pastificio dei Campi tenuti al dente, quasi «al chiodo». L'anatra alla Wellington (coscia e petto in crosta con royal ai funghi) stempera l'intensità e la ricchezza del sapore con una crema di mais e con il cappuccino (spuma di Parmigiano e mozzarella con i ritagli dell'anatra) che l'accompagnano. La triglia alla cacciatora è un esercizio di leggerezza con salsa di verdure, olive e peperone. Altri piatti: variazioni di asparagi; animelle dorate; risotto Milano-Langhe; cartellata di baccalà; saltimbocca di ombrina; brasato di manzo.
Per finire
Un tiramisù moderno con spuma di mascarpone e dacquoise al caffè; la Tatin; l'uovo nel bosco (crema di zucca, castagna, arancia, cappero...). I prezzi: coperto euro 3,50; antipasti 18-24; primi 18-24; secondi 22-34; dolce 12, degustazione a 56-64 euro. Menu non esposto, ingresso, bagni, parcheggio comodi.
Non mancate
Seppia, spaghettoni

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