18 REGALI

18 REGALI
  • Data di uscita:02/01/2020
  • RegiaFrancesco Amato
  • Cast:Vittoria Puccini, Benedetta Porcaroli, Edoardo Leo, Sara Lazzaro
  • Genere:Biografico

Trama

Elisa, incinta, fa un'ecografia di controllo: è una bambina, e sta bene. Ma a non stare bene è invece Elisa, che scopre di avere un tumore. Essendo una donna estremamente concreta - anche perché il marito Alessio lo è molto meno - Elisa si adopera per provvedere al futuro di quella figlia che forse non riuscirà a conoscere, arrivando al punto da preparare per lei 18 regali, uno per ogni compleanno, fino alla maggior età. Ma la figlia Anna accoglierà quei regali non tanto come un dono d'amore, quanto come una pesante eredità, o una sorta di macabro ricatto morale. Il giorno del suo 18esimo compleanno si sottrarrà al rito, andando incontro alla più incredibile delle sorti: trovarsi faccia a faccia con la madre scomparsa.

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Il giudizio del nostro critico:

GIANLUIGI NEGRI
Francesco Amato fa un cinema che osa andare (e pensare) oltre i confini nazionali. Lo si era capito con «Cosimo e Nicole». Lo aveva confermato con «Lasciati andare». Lo ribadisce ora con «18 regali», ispirato alla vicenda di Elisa Girotto. Un dramma sulla vita (e sulla morte), che si immerge nel fantasy e che fa incontrare due «fantasmi» (ma fatti di carne e sentimenti, seppure agli antipodi caratterialmente) in un «altro» tempo, in uno «stesso» luogo. 
 Il tempo è quello «sospeso» prima della morte di Elisa, madre coraggio che decide di far nascere la figlioletta che porta in grembo, rinunciando a combattere contro un tumore che la porterà via il giorno stesso in cui la bimba vedrà la luce. Il luogo (l’ambiente) è quello in cui la figlia Anna è cresciuta ed ha raggiunto i diciotto anni, ricevendo per altrettante volte i regali che la madre aveva previsto per lei, anno dopo anno, facendo crescere nella ragazza un senso di vuoto e rabbia pronta ad esplodere. Un incidente crea il cortocircuito spazio-temporale, e madre e figlia si conoscono, instaurando un rapporto impossibile ma «vero». Un confronto sulle cose della vita, su quello che non hanno mai potuto dirsi, con gli abbracci che non si sono mai potute dare. Alcune scelte di sceneggiatura risultano frettolose e si insiste sui simboli dell’acqua e dei «tuffi» all’indietro. Le due interpreti, però, tengono a galla il tutto con la giusta intensità. E non si annega nella voglia di tenerezza.

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