1917

1917
  • Data di uscita:23/01/2020
  • RegiaSam Mendes
  • Cast:Dean-Charles Chapman, Daniel Mays, George MacKay, Adrian Scarborough
  • Genere:Drammatico

Trama

6 aprile, 1917. Blake e Schofield, giovani caporali britannici, ricevono un ordine di missione suicida: dovranno attraversare le linee nemiche e consegnare un messaggio cruciale che potrebbe salvare la vita di 1600 uomini sul punto di attaccare l'esercito tedesco. Per Blake l'ordine da trasmettere assume un carattere personale perché suo fratello fa parte di quei 1600 soldati che devono lanciare l'offensiva. Il loro sentiero della gloria si avventura su un terreno accidentato, no man's land, trincee vuote, fattorie disabitate, città sventrate, per impedire una battaglia e percorrere più in fretta il tempo che li separa dal 1918.

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Il giudizio del nostro critico:

FILIBERTO MOLOSSI
C'è un movimento, in «1917», che contiene tutti gli altri: il primo, a ritroso, che mette le lancette all'indietro. E allo stesso tempo va incontro alla platea, la tira dentro allo schermo, sullo stesso piano, nel medesimo campo di battaglia. A provare, un secolo dopo, l'angoscia di un giorno infinito, là dove fioriscono i ciliegi e i topi regnano su quel che resta del mondo. Ha qualcosa di «Salvate il soldato Ryan», ma guarda anche a «Gli anni spezzati», il febbrile, sinistro e anti-epico film di Sam Mendes, il regista che riuscì a trovare la bellezza anche in una busta di plastica sbattuta dal vento: e che adesso fa tesoro dei racconti del nonno soldato per superare una trincea che è anche dentro di noi.
Girato in un unico, finto, eppure clamoroso piano sequenza (pari come virtuosismo a quello di «Birdman» ma con un coefficiente maggiore di difficoltà), «1917», stretto sui protagonisti, soffocante come un respiro trattenuto per due ore, implacabile nel non lasciare (né a loro né a noi) spazio, né scampo, né requie, si muove di corsa nella terra di nessuno verso un'utopia di salvezza, in un inferno labirintico di paure e fantasmi, dove tra cunicoli, reticolati e notti illuminate dai mortai, non riesci mai nemmeno a distinguere davvero il vero  volto, l'espressione autentica, del nemico. 
E' una missione impossibile quella che Mendes, che a sua volta insegue la prodezza artistica, affida ai due soldati inglesi Schofield e Blake durante la Prima Guerra Mondiale: senza alcuna copertura, devono avventurarsi in campo aperto superando le linee tedesche per impedire  al secondo battaglione Devon (dove è assegnato anche il fratello di Blake)  di attaccare, finendo così in una trappola mortale.
Virato al colore del fango e delle pozzanghere (strepitoso il lavoro sulla luce naturale del direttore della fotografia Roger Deakins, una carriera da 15 nomination all'Oscar), «1917»  non confonde il dovere col coraggio né contrabbanda l'eroismo (che non è di questo mondo) con la condizione umana, facendo indossare la divisa a due attori non ancora divi (anche se il volto pallido e irregolare di George MacKay aveva già lasciato il segno in «Captain Fantastic») volutamente «qualunque», amplificando così il senso di (inutile) tragedia comune di un conflitto combattuto soprattutto sulla pelle dei ragazzi. 
E' vero, non tutto è credibile e il meccanismo narrativo risente un po' di una costruzione a fasi e «muri» che ricorda il passaggio al livello successivo del videogioco: ma il war movie di Mendes - vincitore dei Golden Globes come miglior film drammatico e miglior regia e candidato a 10 Oscar -, ha soluzioni tecniche e visive  splendide per potenza e lirismo. E non ha paura di allontanarsi da una dimensione politica (come quella, per capirci, di «Orizzonti di gloria») per fare del suo racconto una metafora esistenziale, in una vita, che anche fuori dall'eccezionalità dell'evento, è fronte, trincea, percorso ad ostacoli, prova da superare. E in cui c'è un solo vincitore: chi sopravvive.
 

 

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